4 domande più una: Intervista a Maurizio Ceccato

Alcuni numeri di Watt Magazine al Salone del libro di Torino. Copyright foto: Maurizio Ceccato

Alcuni numeri di Watt Magazine al Salone del libro di Torino. Copyright foto: Maurizio Ceccato

“Fondamentalmente WATT è nata perché volevo un magazine di idee con delle immagini e delle parole che parlassero italiano” (Maurizio Ceccato*)

Sei un bravo Art director, attivo da oltre 20 anni. C’è qualche “storia” che ancora non hai raccontato con le tue immagini?

L’immagine è prima di tutto pensiero. Diviene storia quando il dna viene edificato con un progetto dalle sue fondamenta. La ricetta che metto come base è la curiosità, soprattutto per le cose che non conosco e per ciò che non sempre è affine agli ingredienti che compongono il lavoro di un designer. Michelangelo, all’età di 87 anni, diceva che stava ancora imparando.

Le tue copertine per gli editori colpiscono. Anche con altre idee narrative non scherzi: Come ti è venuta in mente la bellissima rivista Watt?

«WATT – senza alternativa» non è una rivista e neanche un libro, forse tutte e due le cose assieme. Quando nel 2010 ne ho cominciato a parlare con Leonardo Luccone di Oblique non c’era nulla di simile in giro. Fondamentalmente WATT è nata perché volevo un magazine di idee con delle immagini e delle parole che parlassero italiano. Scavare dove altri non avevano cercato e soprattutto far uscire allo scoperto un’idea di design, scrittura e illustrazioni che non avessero dei punti di riferimento periodici come la comunicazione su carta in Italia ci ha abituati nella sua serialità, ma che stupisse a ogni uscita. Prima di tutto noi e poi gli altri.

Secondo te le copertine dei grandi editori italiani, ad esempio quelle con i volti in copertina che guardano i lettori negli occhi, raccontano davvero una storia in modo creativo?

Una delle riflessioni che faccio quando lavoro è cercare il modo, sempre diverso, non per forza nuovo, di rapportarmi con ciò che faccio. Guardo come un antropologo ciò che fanno gli altri, meno le imitazioni delle imitazioni alle quali fai riferimento.

Forse si comincia imparando le basi artistiche. Per poi “romperle” creando, a modo proprio, qualcosa di nuovo. Quando hai cominciato a rompere quelle basi?

Non ho frequentato alcuna scuola di design ma ho lavorato per molto tempo a stretto contatto con dei professionisti più grandi di me, quando a diciotto anni sono entrato nel mondo del lavoro. Non so bene cosa significa rompere le basi della tecnica o dogmi artistici. So solo che la continua ricerca, che dura da anni, porta inevitabilmente a una sintesi e che altri, forse, vedono come uno scostarsi da alcune regole estetiche che di fondo sono delle convenzioni comunicative.

Una vecchia tartaruga terrestre, di quelle verdi e sporche, mangia un pomodoro rosso, mentre le sue zampe livide annaspano su un cortile condominiale. Vedi questa immagine, e vicino a te c’è un bambino sordo che vuol farsela raccontare con un disegno, cosa gli mostri sul foglio?

Penso che partirei dalla testa della tartaruga. Dalle rughe che ha attorno agli occhi umidi e mano mano come in un piano sequenza arriverei alla rappresentazione non per forza didascalica di un avvenimento così epocale, ancestrale quale quello di doversi procurare del cibo.

*Maurizio Ceccato è nato a Roma nel 1970. Ha fondato IFIX, una società di comunicazione visiva, consulenza grafica e design specializzata nell’editoria. Tra le varie collaborazioni in Italia e all’estero ha lavorato per : «Il manifesto», «Avvenimenti», «L’espresso», Teatro Argentina di Roma, Elliot edizioni, Fazi Editore,Lain, Hacca, Castelvecchi, Piano B, Arcana, Ponte alle Grazie, Salani, «Il Fatto Quotidiano», Payot & Rivages, El tercer nombre,Rotbuch, Grasset,Random House, «Drome magazine». Dal 2011 assieme a Oblique Studio agenzia letteraria edita e cura WATT – Senza alternativa- rivista di narrazioni e illustrazioni contemporanee. Nel 2012 assieme a Lina Monaco apre Scripta Manent. Libreria a righe bianche e rosse con un letto e tanti editori coraggiosi situata all’interno dello studio IFIX come bookshop aperto alla piccola editoria. Per saperne di più: Scripta Manent, via Pietro Fedele 54, Roma.  Per scoprire la rivista Watt-Senza Alternativa : http://www.wattmagazine.it/

 © Mario Schiavone, per Inkistolio: Storie Orticanti.  RIPRODUZIONE TESTI RISERVATA.

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