5 domande a Pasquale Vitagliano: un pensatore poco noto, ma molto sensibile

Volevamo essere statue- romanzo molto bello, ma poco conosciuto per sventure editoriali vissute da Pasquale Vitagliano

Volevamo essere statue- romanzo molto bello, ma poco conosciuto a causa di sventure editoriali vissute da Pasquale Vitagliano

Gli scrittori meridionali per attrarre l’attenzione degli editori devono solo scrivere di criminalità organizzata? (Pasquale Vitagliano*)

Sei uno scrittore per passione e giornalista di formazione. Ti andrebbe di dirci perché in Italia ci sono autori che confondono entrambi i mestieri?

Perché nelle epoche “di crisi” – ti consiglio a questo proposito di leggere Karl Kraus – i mestieri si confondono. I giornalisti che fanno gli scrittori possono permettersi di liquidare la realtà; gli scrittori che fanno i giornalisti possono permettersi di liquidare il talento.

So che come autore sei un po’ sfortunato. Un tuo libro, Volevamo essere statue, è uscito nel 2012. Leggo su ibs che è difficile da reperire. Cosa è accaduto secondo te?

Dovresti precisare che si tratta di un romanzo. E io fondamentalmente scrivo poesie. Credo che quella della “irreperibilità” dei libri sia un destino comune a tutti gli autori estranei ai circuiti editoriali “potenti”. Anche come lettore mi è capitato spesso di non riuscire ad acquistare libri di altri autori, anche molto più bravi e riconosciuti. A parte questa riflessione breve sull’editoria, per quanto mi riguarda, diciamo che l’ho presa come un segno: non devo più abbandonare la poesia. E poi “Statue” col tempo diventerà un libro maledetto proprio perché introvabile e dunque cult. Ma tra cent’anni.

Vivi in Puglia. Terra difficile, come altre terre del sud, ma bella e viva. Cosa diresti a un alieno che vuol atterrare dalle tue parti per una vacanza?

Di trovare un agriturismo nel cuore della Murgia per soggiornare. Si sentirà a casa sua, certamente.

Cosa manca, secondo te, agli scrittori meridionali di oggi, per raccontare in modo sincero le nostre terre?

Ci sono due cause: una interna e una esterna. Quella interna dipende dalla mentalità di molti intellettuali meridionali – ma riguarda quelli che sono restati o ritornati, non quelli che sono andati via – che reagiscono alla subalternità culturale con il provincialismo, oppure, all’opposto, con un eccesso di snobismo cosmopolita (ne ha già scritto Gramsci). La causa interna, invece, riguarda il mercato editoriale e le sue esigenze. Gli scrittori meridionali per attrarre l’attenzione degli editori devono solo scrivere di criminalità organizzata?

Ti andrebbe di consigliarci un libro di racconti e un romanzo (di autori contemporanei, viventi e italiani…) per te fondamentali?

Consiglierei i racconti erotici del Dicò Erotique di Lite-edition, curati da Francesco Forlani e ispirati al Dizionario di sessuologia pubblicato dal francese Jean-Jacques Pauvert, l’editore che negli anni cinquanta aveva dato alle stampe Histoire d’O. Quanto al romanzo, va letto Era mio padre di Franz Krauspenhaar. E’ un libro potente, epico. Addio minimalismo.

Pasquale Vitagliano* è un autore italiano che vive a Terlizzi (BA) e lavora nella Giustizia. Giornalista ed editor ha collaborato negli anni con riviste locali e nazionali. In rete ha scritto per Italialibri, Lapoesiaelospirito, Nazione Indiana e Tornogiovedi. Presente in diverse antologie, più volte menzionato in importanti premi nazionali, ha pubblicato la raccolta Amnesie amniotiche, Lietocolle (2009). E’ redattore nel collettivo online di poesia e cultura “Neobar“.  Ha famiglia, lavora tantissimo e riesce sempre a trovare il tempo per due parole di conforto verso amici e conoscenti in difficoltà sparsi per l’Italia. Uno così, prima che scrittore, bisognerebbe averlo come “Rappresentante del Ministero delle amicizie speciali”.  Per leggere le sue storie: http://www.tornogiovedi.it/index.php/?s=pasquale+vitagliano

© Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI.

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