http://marosiacastaldi.wordpress.com/

"Dentro le mie mani le tue" romanzo di Marosia Castaldi (Feltrinelli Editore)
“Dentro le mie mani le tue” romanzo di Marosia Castaldi (Feltrinelli Editore)

Anche Marosia Castaldi adesso ha un blog, eccolo:

http://marosiacastaldi.wordpress.com/

Nel comunicarvi questa cosa bella pubblico di nuovo l’intervista che le ho fatto qualche giorno fa! buona lettura e grazie 🙂

“Il libro è corpo è organismo vivente che vive nell’armonia celeste  e nella geometria frattale degli icosaedri del cielo e nella geometria dell’estasi di quello che chiamiamo anima La nostra natura Mortale…” (Marosia Castaldi*)

Le tue storie sembrano scritte scegliendo ogni parola. Con cura quasi maniacale. Come farebbe un artigiano quando sceglie la materia prima da trasformare. Che rapporto c’è fra le parole che usi per scrivere e i materiali di cui ti servi per le tue opere d’arte?

Io credo che ogni artista ed ogni scrittore sia sempre anche un artigiano delle parole e delle immagini. Io scelgo le parole come farei se dovessi scegliere gli ingredienti per fare un buon pane Che sia buono e bello da guardare e saporito da mangiare Credo che ogni scrittrice stia nelle sue parole come nella cucina avita di una nonna o di una madre di cui eredita l’arte millenaria della cucina e del cucito con cui ricucire insieme ai corpi anche quello che in noi chiamiamo anima La nostra natura Mortale…Scelgo anche le parole con una cura che sembra maniacale ma che in realtà corrisponde alla cura e alla passione che io credo bisogna mettere in ogni cosa come l’amore per fare bene il proprio mestiere Le scelgo ma anche le lascio andare scorrere fluire sorgere dal profondo della mente e del ricordo e dell’anima Alcune ne in vento come atra addiare malorosamanete che sono dantismi oppure francesismi da brava Napoletana Del resto gli ingredienti della fucina del romanzo sono proprio le parole che fanno parte di quell’insieme di carne sangue pelle ossa parole che è quello che in noi chiamiamo anima corpo La nostra natura Mortale.

Il dio dei corpi(Manni), Dentro le mie mani le tue (Feltrinelli), Che chiamiamo anima( Feltrinelli) di Marosia Castaldi.
Il dio dei corpi(Manni), Dentro le mie mani le tue (Feltrinelli), Per quante vite( Feltrinelli). Tre dei libri piĂą intensi di Marosia Castaldi.

In Italia, alcuni editori, parlano tanto dei grandi numeri e poco dei Grandi Libri. Eppure tu sei una delle più grandi Scrittrici italiane viventi che combatte ancora per restituire alla scrittura un senso “vero e compiuto”. Io ci credo. Ti andrebbe di dirci  cosa manca, secondo te, a quella narrativa italiana contemporanea che vende tanti libri (e affolla i festival letterari) pur non facendo davvero il lavoro intenso di chi davvero partorisce storie?

Penso che semplicemente sono persone che non sanno fare il loro mestiere Il che è grave e fa male al mondo agli altri e anche alla fine a se stessi Fanno guadagnare gli editori e forse sono anche contenti come oche giuliva che sono vendute al mercato Bisogna però distinguere i cattivi scrittori dalla letteratura più densa alta ma popolare che ha un suo senso profondo come quella di Baricco e di Saviano che invece sono importanti al pari di libri come i miei o come quelli di Moresco o come quelli di Pasolini. La letteratura La cultura ha un compito o un senso solo se cambia le persone e facendo questo cambia anche il mondo alla fine

 

Ci parleresti di come hai concepito il tuo primo libro in assoluto e di quanto lavoro hai fatto per l’ultimo uscito di recente per Barbera editore?

Ho concepito il mio primo libro partendo da tante immagini come sempre ancora mi succede Ma il primo non ricordo nemmeno quale fosse tra i molti che ho pubblicato tra piccoli e grandi editori come Feltrinelli Ricordo bene la gestazione del primo Feltrinelli Per quante vite che mi costò lacrime e sangue continui ripensamenti e rifacimenti fino a che in un giorno meraviglioso mi telefonò Gabriella D’Ina a cui il testo era arrivato nella sua versione definitiva portato da Agnese Incisa un bravissimo agente letterario anche delle cause perse come la mia E Gabriella mi disse “Venga Voglio farle un contratto” Fu uno dei giorni più felici della mia vita. Per l’ultimo pubblicato anche se non è l’ultimo scritto anche ho lavorato molto. Ci metto in genere un anno o sei sette mesi per la stesura Poi procedo alla revisione faticosissima E finalmente posso chiudere il libro come finito Diciamo anche se io non credo alla fine definitiva come se ogni libro fosse la perla di una collana costituita da tutto l’insieme delle opere di un autore.

Demoni, Vampiri e Zombie. Pare che la letteratura racconti solo di loro negli      ultimi tempi. Eppure io ricordo reading bellissimi in cui(a Torino) dieci anni fa tu leggevi del Capitano  Achab e io me lo sognavo  la notte. Lo vedevo come un vero mostro. Da allora non ho mai più dimenticato quella tua lettura. La domanda è: Oggi i nuovi autori possono inventare qualcosa di potente come il Capitano Achab? Se sì quali letture consiglieresti a chi vuol raggiungere quella forza narrativa?

Credo ancora nella forza mostruosa demoniaca di Achab e del suo mostro il mostro dell’anima per eccellenza la morte che viene dal mare La morte che viene dalla violenza primigenia della madre La morte in definitiva Consiglierei ancora la lettura della Balena bianca e di Melville insieme a quella della Bibbia.

Il romanzo è morto. La gente non legge più. Lo dicono in giro e lo leggiamo su quotidiani e riviste. Solo giudizi ridicoli: la verità è che librerie cambiano, i lettori anche: ma la grande letteratura resterà sempre. Vorresti dire qualcosa a un Tuo lettore che nel 2135 troverà un tuo libro in Biblioteca o altrove? Se sì, cosa gli diresti?

Gli direi Trattalo come un amico Il libro è corpo è organismo vivente che vive nell’armonia celeste  e nella geometria frattale degli icosaedri del cielo e nella geometria dell’estasi di quello che chiamiamo anima La nostra natura Mortale E’ organismo e c aso caos e armonia ordine e disordine Un libro è la vita come camminare pensare mangiare vedere ascoltare soffrire piangere gioire E morte E’ vita Materia materiata là dove la natura si natura e le cose si coalizzano e la materia si materia e Dio si india.

 

Marosia Castaldi giovedì 25 luglio 2013

Marosia Castaldi*, cuore napoletano residenza milanese. Scrittrice e scultrice cerca sempre di dare spazio alle storie in diversi contesti e sempre con una viva passione. Ha studiato filosofia a Napoli e arte a Brera. Ha pubblicato diverse storie brevi: Abbastanza prossimo (Tam Tam 1986), Casa idiota (Tringale 1990), Piccoli paesaggi (Anterem 1993); e alcuni romanzi La montagna (Campanotto 1991), Ritratto di Dora (Loggia de’ Lanzi 1994), Fermata Km. 501 (Tranchida 1997), Per quante vite (Feltrinelli 1999), Che chiamiamo anima (Feltrinelli 2002), Dava fine alla tremenda notte (Feltrinelli 2004); Dentro le mie mani le tue(Feltrinelli 2007), il saggio La casa del Caos (in “Punteggiature”, Holden Maps, BUR 2001); le prose In mare aperto (Portofranco 2001) e altri libri molto apprezzati da critica e pubblico. Collabora con  diverse riviste letterarie e quotidiani nazionali. In qualitĂ  di artista ha esposto a Napoli, Milano e Basilea. 

Qui il suo nuovissimo blog:

http://marosiacastaldi.wordpress.com/

Il suo ultimo libro è questo:
http://www.ibs.it/code/9788878995772/castaldi-marosia/donna-che-aveva-visioni.html

Qui un suo racconto digitale:

http://www.ibs.it/ebook/castaldi-marosia/paesaggio-della-stanza/9788858850732.html

© Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI e DELLE FOTO. 

5 domande a Luca Giordano: Intervista a un inventore di storie che gira il mondo a caccia di personaggi.

"Qui non crescono i fiori" primo romanzo di Luca Giordano pubblicato da Isbn Edizioni di Milano.
“Qui non crescono i fiori” primo romanzo di Luca Giordano pubblicato da Isbn Edizioni di Milano.

“I paesini arroccati del Chiapas e i visi sempre seri dei messicani. I randagi che ci stanno a Tehotiuacan. Il sudore. Ecco, quei posti mi hanno dato tantissimo in termini di descrizione. E ne ho approfittato…” (Luca Giordano*)

Il tuo primo libro è davvero un ottimo libro. Non perfetto, certo. Sei così giovane che sono sicuro avrai tempo per perfezionare il talento che già esiste. Pensi di voler continuare a raccontare storie anche attraverso i libri?

Credo proprio di sì. Ho iniziato a lavorare a un paio di storie e devo capire bene quale può interessarmi di più, quale tra le due sono in grado di scrivere meglio. Per ora sono solo embrioni. Probabilmente nessuno dei due diventerà un romanzo perché troverò una terza idea ancora migliore. Sono a quel punto in cui ancora non lo posso capire. Se poi dovessi cominciare a scrivere con più continuità per il cinema sarei solo contento, ma l’importante è raccontare storie che mi piacciono. Continuerò e, poco per volta, spero, riuscirò a migliorare fino alla perfezione. (Questa è una specie di minaccia.)

Di mestiere fai lo sceneggiatore. Che differenza c’è fra pensare per immagini e pensare per costrutti linguistici come quando scrivi in prosa?

Nonostante spesso inizi a scrivere pensando per il cinema, anche solo per avere una struttura solida e delle scelte ben precise, tra i due tipi di scrittura le differenze ce ne sono eccome. Più che altro, per quanto mi riguarda, anche se questo libro è piuttosto visivo, in un romanzo hai più libertà di divagare, di soffermarti su particolari che nella scrittura cinematografica puoi benissimo lasciare da parte. Hai meno regole. Nella maggior parte dei casi non scrivi nemmeno da solo, ma insieme a registi o altri colleghi. Devi fare scelte che siano fattibili per la messa in scena, magari per il gusto del produttore che ti dice che ci sta Raoul Bova anche se tu hai scritto un personaggio sessantenne. Poi, ovvio, una delle cose che hanno in comune è che se vuoi scrivere una cosa buona in entrambi i casi devi faticare, rischiare, essere pronto a fallire. Magari anche ricominciare da capo. 

La tua brevissima biografia dice che vivi a Torino. Però racconti benissimo il sud… ti andrebbe di dirci se ci sei stato o se prendi spunto dai libri che leggi e dai film che vedi?

Ho vissuto a Torino fino a vent’anni, ho sopportato Roma per gli ultimi otto e ora torno a casa. Sono stato in Sicilia per un paio di viaggi ma nulla più. Quindi sì, libri e film mi hanno enormemente aiutato a formare l’immaginario che è alla base di Qui non crescono i fiori. Leggere, leggere tantissimo, può solo aiutare chi scrive. Guardare tanto cinema, uguale. Poi ho fatto ricerche specifiche sull’isola in cui è ambientato ma, probabilmente, una delle cose che più mi hanno aiutato sono stati due viaggi che ho fatto negli ultimi anni. Un viaggio in solitaria in Messico e i mesi passati in Australia. Alcuni luoghi, gli odori, il calore del deserto di quei posti e le piogge improvvise che mi sono beccato nella campagna attorno a Sydney. I paesini arroccati del Chiapas e i visi sempre seri dei messicani. I randagi che ci stanno a Tehotiuacan. Il sudore. Ecco, quei posti mi hanno dato tantissimo in termini di descrizione. E ne ho approfittato. 

Parlaci, se ti va, di qualche tuo lavoro in uscita. O in preparazione. Senza svelare troppo, ovviamente!

Da qualche giorno abbiamo ricevuto l’ufficialità che il primo lungometraggio che ho scritto sarà in concorso a Venezia, nella sezione orizzonti. E’ il film di diploma del Centro Sperimentale, mio e di gran parte della troupe. La regia è di Enrico Maria Artale, e l’ho scritto insieme a lui e Francesco Cenni, uno dei giovanissimi nostri insegnanti che ha deciso da subito di partecipare al progetto. S’intitola Il terzo tempo, ed è la storia di un giovane che, uscito dal carcere minorile e nonostante i primi scontri con il proprio assistente sociale, trova nel rugby la possibilità di un riscatto che non si sarebbe mai sognato. E’ un esordio quasi per tutti, per molti attori, per il regista e gran parte dei reparti, quindi la soddisfazione è enorme e ne è uscito fuori un qualcosa che ho come l’impressione possa piacere a molti. Almeno lo spero. Ecco, questo è quello che ho in uscita. Fino a un paio d’anni fa una notizia del genere me la sognavo, quindi mi limito a parlare di questo che di questi tempi è già una gran cosa. 

Non credo alle storie a lieto fine. Forse neanche tu. Se esistono logiche della vita incomprensibili. Perché secondo te molti narratori contemporanei si ostinano a raccontare storie che finiscono sempre in modo romantico ma poco reale?

In realtà alle storie a lieto fine ci credo, e parecchio. Il problema è quando il finale è consolatorio perché conviene e non perché la storia lo richiede. Qui non crescono i fiori non è una storia che poteva finire bene, è un po’ come se Caino ad Abele gli facesse solo un piccolo taglietto sul costato. Abele non muore e son tutti felici e contenti. Adamo ed Eva non lo piangono, Caino è un po’ uno stronzo ma viene perdonato. Dio è tranquillo e pensa ad altro. Ecco, continuando su questo paradosso, forse alcuni narratori si accontentano del taglio sul costato. Queste scelte funzionano dal punto di vista delle vendite, è innegabile, e sono assolutamente convinto che sia giusto così. La maggior parte dei lettori ha bisogno di storie di questo tipo e il mercato deve accontentarli. Insomma, non credo che il problema sia del narratore che si ostina a raccontare storie che finiscono in modo romantico. Credo che la colpa sia quando questo viene fatto per convenienza o per pressione. Io probabilmente continuerò a scrivere storie di questo genere o con finali in cui non si intravede molta speranza ma, ne son convinto, quando troverò la storia giusta, che mi convince fino in fondo e che sarò in grado di scrivere, con un bellissimo lieto fine sarò solo contento. Per ora mi accontento. 

Luca Giordano* è un giovane e bravo sceneggiatore italiano. Come scrittore di prosa ha esordito con il romanzo: “Qui non crescono i fiori” (Isbn edizioni 2013). Per saperne di più sull’autore e leggere un estratto del suo libro:  http://www.isbnedizioni.it/libro/266

© Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI.

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