5 domande più una: Intervista a Max dei Rough Combo; un musicista casertano capace di sentire – anche – le note del vivere quotidiano.

Max Pieri e i Rough Combo

“Il blues, prima ancora che un genere musicale, è uno stato dell’anima”(Max Pieri)

 

Chi siete, quanti siete, da dove venite? ( e quanti dei vostri strumenti musicali sareste disposti a cedere in cambio di un fiorino?)

Sono Max Pieri aka Rough Max, emigrante irregolare in direzione contraria: dal centro al sud Italia. Prima da Viterbo a Siracusa, poi a Caserta in due tempi, passando per Napoli e Perugia. Un testardo autodidatta della musica; che ha incontrato due giovani viandanti lungo la terra oggi- irrimediabilmente- riconosciuta non più felix. Michele Murante e Oscar Pisanti non sono certamente viaggiatori ordinari, hanno studiato a fondo i loro strumenti e sanno bene dove mettere le mani. Conoscono le carte nautiche, ma hanno accettato anche la sfida di dimenticarsele. Almeno per un po’. Hanno scelto d’imbarcarsi in un’avventura picaresca, insieme a un vecchio marinaio: attraversare la palude in fiamme, dove non servono mappe, ma è sufficiente guardare le stelle. Rough Combo è un’imbarcazione costruita per navigare in acque molto pericolose, oltre mille fiorini sono stati già spesi per costruirla e mi spiace: Non è in vendita. Il capitano ha deciso di affondare con tutta l’imbarcazione.

 

Il tocco musicale lo vedi nell’autodidatta testardo e capace come nell’allievo di conservatorio. Il primo però ha l’istinto e la voglia. In fondo, a pensarci bene, il blues nasce per strada. Mica nelle aule di conservatorio… pure se molti oggi passano da lì e poi approdano al blues”. Sono parole di un musicista blues italiano. Lui da anni ha appeso gli strumenti al chiodo per problemi familiari. Cosa aggiungeresti alla questione “blues che nasce in strada”, se ti chiedessi di parlarmi del tuo percorso personale come musicista?

Il blues, prima ancora che un genere musicale, è uno stato dell’anima. Al di la degli aspetti storico-sociali che l’hanno generato (e che ben poco appartengono alla nostra cultura), esiste un comune denominatore, indipendente dalle etnie, riguarda la capacità della specie umana di esprimere emozioni attraverso meta-linguaggi. Le arti grafiche, la scrittura e la musica sono piani superiori di comunicazione delle nostre suggestioni che non appartengono ad altri esseri viventi. Nella notte dei tempi, nel centro dell’Africa, dove è apparso per la prima volta l’Homo sapiens, il canto di una madre per il suo cucciolo è stato certamente il primo atto compiuto per salire su questi piani paralleli; l’uso di strumenti primitivi per accompagnare quel canto è stato il secondo. L’evoluzione ha fatto il resto. La storia ci ha consegnato le musiche popolari e accademiche in molteplici declinazioni; fino a originare meta linguaggi molto sofisticati, assecondando la sempre maggiore complessità della mente umana. Tuttavia, la mia esperienza di ruvido musicista è stata plasmata soprattutto in quei momenti in cui veniamo sopraffatti dall’urgenza di esprimere le nostre tensioni. Il tutto accadeva subendo una specie di sbandamento, un cortocircuito che annulla in un momento migliaia di anni della nostra evoluzione. All’improvviso senti proprio quell’istinto di scendere in strada, e ti basta un tocco abrasivo su accordi maggiori per esprimere tutta la felicità del mondo o su accordi minori per rappresentare una profonda tristezza.

Quando scrivi i pezzi, per non perdere suggestioni note e parole, cosa porti sempre con te?

Ora non porto più nulla. In passato avevo quasi un’attenzione maniacale per oggetti e strumenti utili ad intercettare persino le variazioni delle onde elettromagnetiche. Col tempo ho capito che se il tuo mondo interiore non è sintonizzato con quello esterno, puoi sbatterti quanto vuoi, non caverai un ragno dal buco. Se invece s’innesca con forza un canale di comunicazione, basta poco per decriptare la grande bellezza. Basta un telefonino per fare una foto, riprendere una scena, appuntarsi parole e rime o fischiettarci dentro una melodia.

Ti andrebbe di parlarmi del progetto musicale ultimo, ovvero quello legato al cd che avete appena lanciato?

Rough Combo ha avuto una lunga gestazione perché si tratta di un progetto non facile da mettere in pratica e che necessita di interpreti folli per essere realizzato. Suonare il blues in forma obliqua – senza strumenti armonici come chitarra o piano – è un vero e proprio salto nel vuoto, un contesto in cui eseguire anche solo un accordo necessita di istinto e coesione assoluta. Insomma ci vuole un gran coraggio e idee molto chiare perché le partiture restino in piedi sulla palafitta sax-basso-batteria. All’esordio non è stato facile, perché non eravamo agevolmente collocabili. Poi la realizzazione del cd ci ha consentito di essere meglio riconosciuti, sia dagli addetti ai lavori che dagli appassionati. In fondo “The basement tapes” è come un messaggio nella bottiglia, scritto in bella calligrafia, fatto apposta per esser lanciato il più lontano possibile, nel tempo e nello spazio. Un messaggio marziano per orecchie marziane.

 

Avete una pagina facebook, un sito internet, una mongolfiera pubblicitaria che vi sponsorizza o preferite solo il passaparola?

Abbiamo una pagina face book. Solo quella, nient’altro. In realtà il circuito dei concerti dal vivo che frequentiamo e la stessa rete internet sono talmente congestionati che il solo fatto di avere un cd con musica inedita ci lascia paradossalmente qualche chance in più di fronte ai tremendi segnali di crisi, non solo economica, ma soprattutto culturale. Siamo compressi, da una parte nella pletora delle cover band, dall’altra nella proliferazione assurda dei codici a barre anche sui “prodotti culturali”. Questo è anche il motivo del caos generale; la ragione per cui i frequentatori di club e sale da concerto, ma anche delle gallerie d’arte, dei cinema e delle librerie rimangano sempre più frastornati e confusi. Si ritrovano con sempre meno soldi in tasca e ancor meno strumenti oggettivi per riconoscersi in ciò che viene realizzato nelle arti.

Per te Max, la musica che produci cos’è di preciso: stimolo, passatempo, passione unica… o un modo per sbarcare il lunario in modo creativo, senza avvilirsi, quando le cose vanno storte?

Un po’ tutto quello che hai detto messo assieme. Questa è un’epoca in cui sono crollati tutti i principi. La religione, l’etica, la coesione sociale, lo sport, la politica (di sinistra e di destra), tutto ha mostrato inesorabilmente la corda. Non è rimasto più nulla di realmente liturgico. Persino l’amore si trasfigura in un afflato con la data di scadenza. Come in un nuovo medioevo la fiducia dell’uomo viene ignobilmente calpestata dalle menzogne. Soffriamo – con le dovute differenze – di quell’incertezza e assenza d’identità di cui soffrivano gli schiavi afro-americani e che, allo stesso modo, patiscono i migranti che affidano i loro destini a barconi sgangherati. Ecco quindi che raccontare storie semplici e dirette, cantare il blues senza sottacere nulla, resta uno strumento intimo per condurre una vita più consapevole e resistente, un metodo potente per recuperare quello di cui l’uomo ha veramente bisogno: qualcosa di sacro.

CONTATTI: MAX maxwarmgun@gmail.com Cel: 349.2617077

https://www.facebook.com/ROUGHMAX

Pagina web fb  Rough Combo: https://www.facebook.com/TheRoughCombo

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