Giorno: 21 settembre 2019

L’uccellaccio di Kafka di Attilio del Giudice: appunti per una recensione

“L’uccellaccio di Kafka” di Attilio del Giudice (CaffèOrchidea Editore, 161 pagine, 14 euro) è un libro che contiene 50 storie, brevi e meno brevi, capaci di trascinare il lettore in un vortice di voci, personaggi e ambientazioni sempre originali e vive. Si tratta di prose intrecciate con sapienza e bravura da un autore attento al dispiegarsi del mondo; una voce capace di indagare nella quotidianità per trovare riflessi narrativi da restituire al lettore contemporaneo. Le prose in questione trovano spazio e forza come se venissero fuori da uno scrigno “contastorie” di quelli magici, che ritroviamo nelle fiabe classiche. Proprio questo scontro, che trova luogo tra la magia affabulatoria dell’antica arte del narrare e la capacità odierna di osservare il mondo complesso che viviamo, produce le narrazioni contenute in un libro che stupisce, meraviglia e coinvolge in ogni sua pagina. Se fosse un sogno, questo libro, potrebbe appartenere talvolta a quei passaggi onirici che fanno da specchio al quotidiano così come a un vero e proprio incubo gotico capace di fare da specchio alle inquietudini del vivere.

Una peccatrice che grida in chiesa i suoi misfatti durante una messa affollata di partecipanti, una moglie eternamente infelice nonostante la ricchezza sfarzosa generata dal marito, un uomo capace di innamorarsi di una prostituta che lo richiama alla vita vera come una maestra del vivere, un potente camorrista che tiene lo scettro del comando sempre alto sono solo alcune delle diverse (tante) e particolari anime pulsanti che tengono a bada il lettore, pagina dopo pagina.

Fra stupore e meraviglia, incanto e rabbia ogni storia prende il sopravvento con una velocità e un montaggio che ricordano l’arte di quel fare cinema di altri tempi (un tentativo concreto e misurato di gettare lo sguardo in ogni interstizio bio-grafico), pur trattandosi di un libro fatto di carta e inchiostro che è ben distante (in quanto “oggetto parlante” dalla pellicola del racconto per immagini.

Osservando con attenzione la copertina del libro si nota un uccello dal becco lungo che affonda la sua unica (ed efficace) arma affilata nell’occhio di un essere umano disteso. Questa immagine, a libro finito, non può che condurre a un’idea orrorifica generatrice di una sola domanda: e se quella creatura alata fosse capace di iniettare storie del mondo negli occhi (quindi nell’organo utile a produrre uno sguardo) di ogni lettore?

Ben vengano uccellacci di questo genere, pronti a colpire i nostri occhi stanchi perchè anestetizzati da troppi schermi liquidi moderni, e –talvolta- poco attenti a quelle storie di carta e inchiostro ancora guizzanti nel mare della letteratura nostrana.

 

Mario Schiavone

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