5 domande a Sergio D’Ottone* giornalista e console Touring Club Italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1)Tra scrittura e libri sei approdato, giovanissimo, al giornalismo. Come hai scoperto la tua passione per i libri e la scrittura?
Effettivamente la mia passione per la scrittura e per il giornalismo è iniziata molto presto, quando a Napoli, nella storica Via San Sebastiano, collaboravo come redattore ai giornalini ciclostilati sia del Liceo Classico “Vittorio Emanuele” sia della “ Congregazione Mariana” dei Gesuiti, dove tra l’altro c’era una biblioteca fornita di testi molti interessanti. I miei studi umanistici, prima al liceo e poi all’università, sono stati ovviamente alla base di una passione congiunta per scrittura, giornalismo e lettura, sia di libri che di giornali. Il mio impegno giornalistico divenne più concreto da universitario con una collaborazione costante al settimanale Nuova Stagione, organo dell’Arcidiocesi di Napoli, che ancora oggi viene regolarmente pubblicato. Tra i miei articoli più significativi l’intervista ad un giovane Giulio Tarro, all’epoca stretto collaboratore dello scienziato americano Albert Sabin.

2)Hai scritto, nel tempo, anche in qualità di copywriter: ci parleresti di questa tua esperienza?
Dal 1983 al 1985 fui incaricato dall’istituto di credito per cui lavoravo di occuparmi di comunicazione aziendale in un’area interregionale che comprendeva Campania, Molise e Calabria. Il mio lavoro mi dava la possibilità, in un’ottica di marketing bancario, di interloquire con le funzioni interne e quindi con i colleghi, ma nel contempo con rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni imprenditoriali e culturali, dei giornali e delle emittenti radio-televisive. Un’esperienza bella e significativa, che mi ha formato molto, non solo nella mia vita professionale ma anche nelle pubbliche relazioni.

3)In un tuo reperto cartaceo conservi una lettera che ti scrisse Pier Paolo Pasolini: cosa ricordi di quello scambio così speciale?
Nei miei primi due anni universitari presso la Facoltà di Lettere alla Federico II di Napoli ( anche se all’epoca non si chiamava così ), ebbi la possibilità di preparare gli esami di Letteratura Italiana attraverso la partecipazione a seminari di studi dedicati a specifiche tematiche. Partecipai, pertanto, ai gruppi di lavoro coordinati dal compianto Prof. Giorgio Fulco, che approfondivano le opere di Pier Paolo Pasolini, all’epoca ancora vivente. Due anni molto intensi dedicati allo studio della vasta produzione del noto e discusso intellettuale. Ebbi la necessità di consultare alcuni testi introvabili di Pasolini, per cui non esitai a scrivergli e a farne richiesta direttamente a lui . Mi rispose con una lettera molto gentile, che conservo appunto tra i miei “ reperti cartacei ”, in cui, confidandomi di non essere in possesso di tutti i suoi libri, mi preannunciava comunque l’invio di qualche libro da me richiesto. Purtroppo non mi arrivò mai niente.

4) Cosa consiglieresti a un giovane aspirante giornalista oggi?
Innanzi tutto bisogna chiedersi chi è il giornalista oggi nel 2020. Negli ultimi anni, con l’avvento dei social, siamo diventati tutti “ giornalisti”, con tanta voglia di comunicare, di commentare o forse, semplicemente, di esternare il nostro pensiero. Forse la figura del giornalista tipico, con una caratterizzazione circoscritta e definita, non esiste più.
Tuttavia, a mio avviso, alcune “ regole non scritte” dovrebbero sempre essere alla base di un serio percorso giornalistico: preparazione culturale, acquisizione rigorosa di documenti, veridicità dei fatti da trattare, informazione corretta e non faziosa. Ma soprattutto consapevolezza che non si fa giornalismo per se stessi ma per gli altri.

5)Ti andrebbe di consigliarci tre libri che sono stati fondamentali nella tua esperienza formativa?
Generalmente non amo consigliare agli altri i libri da leggere, perché credo che l’approccio al testo da leggere sia qualcosa di personale, che vada sperimentato, sedimentato e metabolizzato in base alle proprie esigenze. Mi fa piacere, invece, sottolineare che il mio avvicinamento al mondo dei libri, parallelamente a quelli scolastici , è avvenuto negli anni del liceo con 3 “Oscar Mondadori”, in edizione economica da 350 lire cadauno, comprati usati, che ancora oggi conservo gelosamente : “ Fiesta “ di Hemingway, “ La giungla di asfalto ” di Burnett e “ Diario di un curato di campagna ” di Bernanos.
Costituirono il mio primo investimento in libri e furono i primi esemplari di una biblioteca, che continua ad espandersi e che forse oggi avrebbe bisogno di essere opportunamente catalogata, unitamente ad un’ampia e storica raccolta di giornali e riviste.

*Sergio D’Ottone è nato a Napoli nel 1952 e vive ad Aversa dal 1981. Laureatosi nel 1974, con il massimo dei voti, in Lettere Classiche presso la Federico II di Napoli, discutendo una tesi sperimentale in Filologia Dantesca, è abilitato all’insegnamento di materie letterarie. Dal 1973 al 2010 ha prestato servizio in un importante istituto di credito, ricoprendo incarichi di responsabilità in molti settori ed in molte località della Campania, mentre dal 2016 è rappresentante regionale dei dipendenti in quiescenza. Dal 1975 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti, collaborando a diverse testate cartacee con articoli di economia, di politica, di letteratura, di arte, di turismo, ma anche ad emittenti radio-televisive locali. É autore di pamphlet, di saggi e di poesie. Dal 2000 è Console per Aversa del Touring Club Italiano, di cui è stato per molti anni Coordinatore per la Campania dei consoli aziendali. Sempre nel settore turistico dal 1983 al 2007 è stato ininterrottamente Consigliere della Pro Loco di Aversa, mentre dal 2011 è Presidente dell’Associazione Aversaturismo di cui è stato fondatore. Il 1° maggio del 2013 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica l’onorificenza di Maestro del Lavoro.

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