Chi

cielomare

Mi chiamo Mario Schiavone e sono nato in un giorno di neve e freddo, di quelli che solo gli anziani rievocano nei loro racconti. Ho cominciato a scrivere a 17 anni per un giornalino locale chiamato “Davvero!”; mi occupavo di band emergenti scrivendo di piccoli eventi musicali che accadevano nel paese in cui abitavo a quell’età. Poi verso i vent’anni ho scritto per il quotidiano Cronache del Mezzogiorno di Salerno, allenando occhi e orecchie come inviato di strada. Dal 2003 al 2005 ho frequentato un Master in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino. Caspita, Torino. Lì ho conosciuto alcuni dei miei migliori amici.

Come te le scordi certe persone.

Dopo essermi trasferito in una grande capitale per lavoro, ho scritto il mio primo racconto di narrativa per la rivista web Nazione Indiana e da lì in poi, storia dopo storia, non ho più smesso di farmi domande. In quel periodo lavoravo in una libreria immensa, situata in una delle più grandi stazioni ferroviarie d’Europa. Attorno a me non vedevo altro che tanta gente bizzarra, portatrice di storie uniche e originali. Ho vissuto a Casal di Principe da piccolo e poi, nel tempo, ad Agropoli, Torino, Berlino e Aversa. Alcuni miei testi sono finiti in Radio: (RadioFlash Torino e RadioRaiweb 7 Roma) e altri in teatro (Rassegna teatrale L’Arte del Racconto).

Ho scritto storie per un quotidiano nazionale (L’Unità) e fondato un blogger su cui ospito racconti e interviste di altri scrittori (www.inkistolio.com). Altri miei racconti in rete sono disponibili su varie webzine come Nazione Indiana, Tornogiovedì,Unonove,PoetarumSilva.

Da quando ho smesso di fare il commesso di libreria e il copywriter mi occupo di scrittura in prosa a tempo pieno. Ci vuole coraggio e fatica, quando si scrive. Eppure ci credo ancora, credo ancora nel potere delle storie. Quando non leggo libri sono in giro con carta e penna. Per tutto il resto non contemplato qui, potete scrivermi. O se siete abbastanza coraggiosi, venirmi a trovare, per condividere qualche pagina di grande letteratura da leggere.

Il mio ultimo racconto è apparso in questa recente antologia letteraria:

http://www.pendragon.it/libro.do?id=2556

Ecco un altro mio piccolo libro: http://www.ibs.it/code/9788896829127/schiavone-mario/binario-24.html
E qui un altro  libro a cui ho partecipato con diversi autori:
https://www.amazon.it/99-Rimostranze-Dio-AA-VV-ebook/dp/B00H7Q5OOM

Inkistoliatori:

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Annalisa Rascato è nata a Napoli nel 1983. Laureata presso la Facoltà di Lettere, indirizzo Conservazione dei Beni Culturali Demo-Etno-Antropologici; consegue la Laurea Magistrale in Imprenditoria e Creatività per Cinema, teatro e tv. Attualmente Ricercatrice per il Med Eat Research e Dottoranda in Antropologia dell’alimentazione. Cresciuta in una storica libreria di Terra di Lavoro, vive di gatti libri e telefilm.

2 comments

  1. in risposta a: Un fuoco sempre acceso, chiamato Voglia di fare cinema in Terra di Lavoro.

    Caro mario interessante quello che scrivi, la mia realtà è quella del fronte opposto, sono tra quelli che sono andati via. perché andati via? per lavoro? per amore? per mille motivi ci si muove. io dopo 15 anni di “via” non posso dire di conoscere la risposta a questo perché. nelle tue righe ho letto molte parole care, resistenza, terra di lavoro, fatica. leggo altrove che anche tu hai vissuto in altri posti lontani dalla “casa”, conosci quindi lo sguardo di chi non è più con i piedi sulle sue origini ma ha trovato nel bene e nel male le ali che lo hanno portato altrove. Ma quanto pesano queste ali!!! Al mattino il mio primo pensiero non và a mio figlio alla mia compagna o ai miei genitori ma alla mia terra, solo così capisco cosa sono, dove voglio e dove devo andare. Nessuno e niente mi vieta di tornare, nessuno e niente mi ha costretto a vivere in un altro metro quadro di questo mondo. i guagliuni con cui hai chiacchierato li conosco e concordo nel dire che fanno una bella “fatica”. I tribunali che dicono chi sbaglia chi vince chi fa chi non fa li lascio agli altri, ai volti incipriati di morte ai nuovi urlatori della verità. Non credo giovi all’economia di queste righe rovistare ulteriormente tra le pieghe della mia storia personale ma credimi anche io qui nel mio “via” resisto in nome del mio popolo della mie origini della mia piazza. So chi sono perché so da dove vengo e per questo non “svanisco”.
    Ti abbraccio
    peppe

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