Caserta

Tiempo antico, Tempo di musica.

Tiempo Antico foto band completa

“Da soli si muore. La musica si fa con le anime; prima le nostre come band e poi quelle del pubblico che ci ascolta.”- Giovanni Sorvillo*.

Come ti è venuta l’idea di formare la band “Tiempo Antico”?

L’idea parte da me. Faccio il musicista da una vita. Ho sempre composto canzoni. Poi, in un secondo momento (dopo gli inizi con la chitarra) è arrivato l’amore per il sassofono. Da piccolo scoprii il gruppo Showmen e mi innamorai della voce di Mario Musella. Poi scoprii James Senese, mi innamorai della sua musica e comprai in seguito il sassofono, verso i venti anni. Cominciai a studiarlo sul serio. Ho avuto la fortuna di avere i migliori maestri: James Senese, Larry Nocella, Antonio Balsamo… non mi stancherò mai di citarli,c’ è qualcosa di viscerale nell’esperienza vissuta con loro.

Chi siete e cosa fate?

“Tiempo Antico” proviene da un quartetto base, un piccolo gruppo che suona assieme da molto tempo: Salvatore Acerbo, Nicola Gilardi e Peppe Vertaldi sono questi i nomi dei primi compagni di ventura, in seguito si sono uniti a noi Michele Fabrizio e Mario Lupoli. Tiempo antico nasce dalla voglia di stare assieme, in modo vero per comunicare qualcosa prima fra di noi. É un progetto nuovo. La nostra biografia comincia a Musicultura, dove abbiamo fatto le audizioni e vinto il premio per la miglior performance. Siamo finiti poi nella fase successiva, classificandoci nei primi sedici finalisti assieme ad altri artisti che ci tengono compagnia in una compilation di Musicultura che uscirà a breve. Tutto grazie al brano musicale “Terra Avvelenata”. Si tratta di un pezzo doloroso che non avrei mai voluto scrivere, quando l’ho scritto ho sofferto molto perché io vivo in questa terra. Sono sincero: non avrei mai immaginato di finire , assieme ai “Tiempo Antico”, al festival Musicultura con il brano “Terra Avvelenata”.
La famiglia cresce: Gennaro Romano dei “Letti Sfatti”, oggi nostro Direttore Artistico, ci ha sostenuto in modo sincero e pulito. Però, ripeto, la famiglia cresce: l’attore Pio del prete ci ha fatto da produttore, Pasquale Mozzillo ha curato la grafica della nostra immagine su supporti fisici e siti web, Salvatore Di Vilio che è un grande fotografo campano si è occupato delle nostre fotografie. E ci tengo a ricordare anche Donatella Di Bella, scrittrice emiliana, che ha commentato alcuni nostri brani musicali.

Quanto è difficile fare musica ogni giorno in Terra di Lavoro?

Al di là della musica in questa terra è difficile tutto. Qua la terra è una, inutile parlare di divisioni… credo che ciò che vince sempre è la passione. Se c’è passione si è già fortunati; è dura lo stesso ma bisogna insistere. La musica diventa un’arma con cui porti avanti una passione artistica pulita, ancora non inquinata. Oggi tutto è difficile, pensa che qui viviamo in Terra di Lavoro e non c’è lavoro! Io mi ritengo fortunato a fare il musicista da quando avevo 15 anni. La passione deve essere il motore utile a tirare fuori l’anima.

C’è chi ti ha definito artigiano della musica. Cosa ti viene in mente a proposito di questo aspetto?

Io facevo il calzolaio, da giovane. Parliamo sempre di arte. Vivevo ad Orta di Atella, c’era una rapida…un laboratorio di scarpe molto attivo in cui creavi una scarpa dall’idea al prodotto finito. Questa espressione “artigiano” mi piace molto, faccio musica come facevo le mie scarpe a mano: sono fiero di entrambe le cose, ho una buona memoria nel ricordare quel lavoro e lo sento mio mentre oggi faccio musica. Sono felice di questo.

Quali progetti avete in cantiere?

Il 6 giugno di quest’anno andremo al festival “Dietro la nuca della città”. Ci hanno premiati e nel ritirare il premio eseguiremo tre brani dal vivo. Ci chiamiamo “Tiempo Antico”, ma siamo un po’ acerbi. Eppure accadono molte cose. Probabilmente faremo primo un singolo, poi un disco intero. Ma tutto questo è nato con Musicultura, ci tengo a ribadirlo: quella di quest’anno è la ventiseiesima edizione del festival, la nostra prima partecipazione ci ha condotto nei primi sedici finalisti e sono felice di questa cosa. Ringrazio lo staff di Musicultura per questa opportunità.

Come nascono le vostre canzoni?

Io creo testi e musica; in seguito con Salvatore Acerbo(chitarrista e arrangiatore che sento come una mia estensione) e gli altri membri della band produciamo il resto della magia.Credo molto nell’unione di anime. La musica è un fatto di trasmissione. Io credo nel suono, non nella tecnica. Vengo da quella scuola lì. Puoi usare una sola nota, ma l’importante è arrivare al cuore delle persone.

Quando vi siete incontrati come band, come avete capito che funzionava?

Come quartetto base, facendo tributi ai grandi della musica, abbiamo lavorato assieme a lungo. Devo molto ad Alberto D’Anna, quando abbiamo cominciato questo progetto lui era con noi. Oggi c’è Peppe Vertaldi che ci aiuta molto e fa musica con noi da una vita. Però, ci tengo a dirlo, Alberto è sempre qui con noi.

Avete un portafortuna particolare che portate sempre con voi?

Dovrei averlo con me. Questo che vedi sul tavolo (mentre lo dice mi mostra un bracciale greco, nda). Il mio portafortuna più vero, che va ben oltre gli oggetti, comunque è un’anima: mio nonno. A lui ho dedicato il brano “Anima antica”. Diceva di me, tutto fiero, “Mio nipote suona il trombettone!!!”. Era un uomo davvero speciale.

Ho incontrato da piccolo, in aperta campagna, un uomo vestito di tutto punto che suonava un trombone in piena solitudine. La domanda è: la musica si fa in solitudine o si fa con gli altri?

Da soli si muore. La musica si fa con le anime – le nostre come band- e quelle del pubblico che in seguito ci ascolta. L’umiltà la porti dentro sempre. Non la impari a scuola, se stai in mezzo agli altri – anche quando fai musica- rimani umile. Quanto al musicista solitario, probabilmente hai avvistato mio nonno! Ovviamente scherzo, ma è bello immaginarlo anche così.

Un consiglio che daresti ai giovani aspiranti musicisti?

Una sola dritta senza presunzione: ragazzi metteteci passione. Se accade anche altro va bene, ma prima di tutto deve accadere qualcosa dentro chi si cimenta con la musica. Serve sempre una forte passione, altrimenti non si va da nessuna parte.

Con l’età, la dedizione quotidiana alla musica, costa sforzi fisici elevati?

La passione cresce ancora di più. Quando non studio un paio di giorni mi sento male. La musica per me è più importante del cibo quotidiano. Senza mi ammalerei. Noi come “Tiempo Antico” ci vediamo quasi ogni giorno. Prima mi vedo con Salvatore Acerbo, poi ci vediamo con gli altri. Oppure gli altri si vedono fra di loro, poi portano idee. “Tiempo Antico” lavora ogni giorno, pure se non siamo sempre assieme fisicamente la testa pensa sempre a quello.

Avete un rapporto maniacale con i vostri strumenti?

Alcuni strumenti sono d’uso frequente, altri no. Ma secondo me non è una cosa che decidi, te lo detta la musica quale strumento usare. Salvatore Acerbo usa la chitarra classica, in questo progetto la sente necessaria.Lo strumento diventa l’anima. Il mio sassofono super action 80 selmer prima serie è uno strumento che mi fece comprare James Senese a San Sebastiano (quartiere napoletano) quando avevo 20 anni. Perdere lo strumento è come ricevere una coltellata, ad esempio a Salvatore hanno rubato tutti gli strumenti… gesto cattivo e insensato.

Te la sentiresti di definire il genere che fate?

La musica non è definibile. Però le nostre influenze sono mediterranee…ed ognuno di noi viene dal Jazz,, abbiamo studiato quello. Il jazz, secondo me, è la migliore scuola. Noi non siamo jazzisti allo stato puro, quando sono stato a New York ho visto jazzisti suonare ( e raccontare) la loro terra. Esistono tante influenze, ma ognuno crea musica che sente vicina. Pure se la musica è unica, la tua terra ti influenza. Noi ci rifacciamo anche a delle influenze mediterranee. Senza presunzione, ti dico che quando creo una melodia mi deve battere forte il cuore. Tutto il resto lo butto, non è musica. Qualcuno ha definito d’ispirazione balcanica alcuni nostri brani, ma è inevitabile che inconsciamente raccogli suggestioni che tornano nella musica che fai. Se io vivessi a Napoli, o altrove, forse le mie composizioni musicali cambierebbero. Io vivo in montagna, un luogo per me sacro, dove troviamo la giusta concentrazione. Lì dove vivo, prima di queste produzioni musicali, ho lavorato anche a un progetto con Franco del Prete ( ascoltando il disco Sud Express, progetto capitanato da Franco Del Prete, scopri che contiene melodie anche mie ), lavorando con lui ho visto realizzare un sogno. Per me lui è un Maestro, come lo è anche James Senese. Mi sento sempre un po’ allievo e sono fiero di questa cosa.

Mi parli di un brano che hai a cuore?

C’è un brano, che si chiama“ A musica toia” ed è dedicato ad Alberto D’Anna, sento doveroso dedicarlo a lui. Si tratta di uno degli ultimi brani, di un disco da dieci brani che prossimamente registreremo.

Cosa altro c’è nella vostra musica?

C’è una famiglia che vince sempre. E poi suonare e suonare e suonare, lavorare lavorare lavorare per creare condivisione. C’è tutto questo fra noi dei “Tiempo Antico”. Se qualcuno di noi ha un problema, posiamo gli strumenti e parliamo del problema. C’è musica anche nello stare assieme, mica solo nel creare note.

Giovanni Sorvillo* è un musicista italiano nato a Orta Di Atella (Caserta) nel 1966.
La sua carriera di musicista inizia all’età di quindici anni, suonando la chitarra ed esibendosi con vari gruppi locali. Dopo questa esperienza, inizia il suo percorso di sassofonista, diventando allievo di James Senese. Nel 1986 iniziano varie collaborazioni in campo musicale con artisti del calibro di Larry Nocella, James Senese, Franco Del Prete, Gianni Guarracino, Bruno Illiano, Vittorio Remino. Nel 1988 partecipa, con Nino Buonocore, al programma televisivo “AZZURRO 88”. Nel 1989 incontra Tullio De Piscopo, con il quale collaborerà, in qualità di corista, al disco “BELLO CARICO”. Nei primi anni 90 studia armonia con il maestro Michele Carrabba e nel 1998 forma un quartetto Jazz, da lui ideato e diretto, con il quale si esibirà in noti locali di diverse città italiane. Nel 2004 costituisce il duo Jazza Bossa con Salvatore Acerbo. Dal 2006 insegna sassofono e armonia in varie accademie. Negli anni ha collaborato con artisti quali Joe Amoruso, Tony Esposito, Piero Gallo, Alberto D’Anna, Layeba, Enrico Quaranta, Franco Del Prete e Raiz. Dal 2011 si dedica a tempo pieno al suo ultimo progetto musicale, con il gruppo Tiempo Antico, scrivendo testi e musica.

© Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI.

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Monnezza Rap

Io voglio morire nella Campania mia, senza sentire una nuova litania. Qui non c’è altro che apatia, che fare? Prendere la valigia e andare via? Campania mia, sei morta per mano mia? Mamma mia- se lo canti in giro- poi ti dicono: VATTENE VIA! Terra mia, qui neanche in sagrestia trovo una voce capace d’ascoltare… Perché, si sa, qui son tutti bravi a reclamare attenzione e ovazione; quando poi nessuno sa dirmi cosa si nasconde sotto i terreni di questa bella stazione: luogo d’arrivo della MONNEZZA DI MEZZA NAZIONE.

Da quando son nato in questo sud malato mi sento diverso ma mica sfortunato: qui ogni giorno di vita è guadagnato. Io vi canto non le gesta, ma l’ira funesta di una Campania morta, mai risorta che oggi soffre a causa di una comunicazione DISTORTA. Dicevano che il problema a Casal di Principe era Capa Storta, secondo me lì la questione è un’altra ed io non ho di certo la memoria corta: qui, stavolta, nessuno sa come spartire la “torta”. Accendo la tv e c’è un comico che parla facendo il critico del caos politico precisando di essere un uomo apartitico. Mi vien da ridere per poi dire: mio caro guru, a me pari davvero un Ero guro smettila di fare il puro alza la cardarella e mettiti a lavorare pure tu sotto il muro. In giro parlano di cibo biologico, secondo alcuni buono e logico. Per me quel cibo non è magico, ve lo dirò in modo pratico: la sopravvivenza non è un fatto di buona creanza alimentare, la questione è proprio elementare: se mangiate crepate, se non crepate vi abboffate di una pietanza colme di strafottenza. Non negate l’evidenza: queste terre ve le siete già scordate, pure se al tg ne parlate.

Da quando son nato in questo sud malato mi sento diverso ma mica sfortunato: qui ogni giorno di vita è guadagnato. Odio i pessimisti, mi sembrano quasi tutti figli d’egoisti e vi dirò di più: non stimo neanche i carrieristi, gli arrivisti e tutti quei bravi qualunquisti che si fingono comunisti pur di vivere da opportunisti. Mi nonno contadino diceva: Ma chi so chisti?

Spesso mi domando, mettendo da parte i buoni intenti, a voi politici attenti chi mai vi ha visti così attivisti-ambientalisti-pacifisti? Vi domando: Voi conversate mai con i povericristi? Non chiedetemi risposte, forse non le vedo perché nascoste… Provate voi a fare i conti senza l’oste, io sto qui a guardare il mio vicino che veste laaa…coste! Sua moglie ha le gote rosse, lavora alle poste e mangia chili di aragoste: secondo voi chi è che evade le tasse del sistema imposte?

Guardo lui e penso: se tutto questo ha un senso, se vivere e necessario, perché quando parlo di queste cose mi guardano tutti come un dromedario che mastica cibo fuori orario?

Ora te lo faccio io l’inventario, una sorta di promemoria ideario: a noi campani non servono spot firmati da blogger in posa hot. Né canzoni d’onore, né citazioni per l’amore né medaglie al valore. Io mi fido solo di quel sentore, che smuove i battiti del cuore: gli attriti pro e contro i partiti lasciateli a chi crede ancora nel potere dei miti. Non c’è tempo per salvare il futuro, né campo per ritornare a giocare duro e non è solo una questione di stampo camorristico o affaristico: ve lo dico io che non sono un salvatore mistico né un attore, né un nuotatore né un calciatore. Da quando son nato in questo sud malato mi sento diverso ma mica sfortunato: qui ogni giorno di vita è guadagnato.

Né lobbies né hobby, dimenticatevi pure i quadernini con Holly e Hobbie: qui o si vive o si muore quasi sempre di tumore. Nel pomeriggio di ieri, parlando di cronaca nera, un presentatore con le manie di grandezza fa dichiarazioni con cui lo share schizza: “Sopravviva, signora Nora. Lo faccia per la forza di chi la onora. Da lassù tutti guardano chi sta quaggiù, su non dica così… qualche onorevole caritatevole troverà un sistema per rispondere a questo anatema chiamato monnezza: Prima o poi qualcuno dirà basta a quella schifezza! Noi saremo qui, ad accoglierla con schiettezza. In fondo, la campania, è pur sempre una terra fatta di tanta bellezza!”

Da quando son nato in questo sud malato mi sento diverso, ma mica sfortunato: qui ogni giorno di vita è guadagnato.

Ho pure io una serie di comandamenti, leggete anche incitamenti:

Primo: non firmerò per nessuno programma d’azione. A meno che non m’interpelli l’intera Nazione.

Secondo: Faccio un girotondo senza gridare TUTTI GIU’ CASCA IL MONDO. Non servono strilli, proclami e dettami per aiutare il mondo: qui c’è in gioco il futuro di un territorio che un tempo era fertile e fecondo.

Terzo: Se mi hai compreso fin qui, non fare come quel ministro lì. Te lo ricordi quando venne ad Aversa? Disse poi dopo: “Sono stato male inteso, qui non si muore di tumore per via del sovrappeso. Ora mi sento un uomo offeso e come tutti voi sono pure indifeso, retto e corretto. Chi mi ha scritto quella dichiarazione, non aveva capito la situazione.”

Quattro: Ve lo ripeto una volta per tutte: questo guai grosso non è solo napoletano o casertano ma campano: QUALCUNO LO CHIAMA PROBLEMA ITALIANO?

Quinto: Se mi avete ascoltato e non avete fatto il quadrato della situazione dimenticate ogni proposta di soluzione, se qualcuno vi fa una promessa ditegli di risparmiarla per la santa messa.

Sesto: Sapete ho proprio un tic, leggere i libri del visionario Dick. Conosco pure la trama di Tempo fuor di sesto, ora ve lo ripeto e poi mi assesto; questo rap campano mostra il gap monnezzaro italiano e parla a chi si crede meglio del comandante Giap: le patatine fanno crock, l’orologio fa flick tu ogni volta che parli sui face book sostieni soltanto i clic, capito we like it?

Lascia la scrivania, vieni in questa Terra mia e prova a prendere un cesto: raccogli frutta e verdura di quella che sembra più pura. Poi analizzala: capirai che non c’è cura. Fra le mura, di chi vive qui è dura: quando mangi hai paura, ti fai un sorso di acqua impura e dici ai familiari: “Quanto splendeva il mare della Campania durante la calura? Oh ecco che terra felice come dice la presentatrice: Venite in Campania,qui troverete frescura e pace, mai calura. Una terra davvero pura.”

Serva una pausa, qualcuno forse mi farà causa:

Intanto, d’estate, tutta l’informazione taceva… Se non quella turistica e di parte che Capri, Ischia e Sorrento ritraeva, per vendere il mare inquadrato ad arte e il vesuvio ritratto da ogni parte. Nessuno diceva: da quella terra c’è chi parte, sognando di vivere su marte o leggendo carte pur di cambiar vita. Altri ha rifatto pure il girovita: la loro saccoccia s’è riempita con una vera pepita: quella fatta di monnezza imballata che produceva ricchezza e contentezza negando ogni salvezza. ”

Settimo: E ricorda ora per allora: Prima o poi quell’ illusione svaniva, la vacanza finiva… e il cibo che marciva puzza e ripopolava tv e giornali, locali e nazionali. Pure gli azionisti del volontariato son diventati esperti di cibo intossicato e territorio inquinato.

Ottavo: Il potente di turno il naso si è soffiato sulla mano, e contando fino a otto ha poi detto nel 2008: IL PROBLEMA DEI RIFIUTI E’ RISOLTO. Tutti ci abbiam creduto e il parlamento lui ha aiutato, ora ecco il risultato: tutto il sud ingolfato, l’italiano medio è spaesato ogni contadino si è indignato. Un territorio come il nostro, venduto o regalato, rimane pur sempre malato.

Nono: No-no. Non è finita qui. Ho qualcosa da dire pure verso chi dice LA CAMORRA HA PERSO. Io guardo in cielo e vedo il cielo ancora terso, ogni valore si è disperso: Ora dimmi, sono io che tergiverso o la Camorra in tutto questo affare non ha mai perso?

Dieci: Eccoci qui ad analizzare le nostre feci, e a sentire chi parla per fare le vostre veci. Mi riferisco pure agli attanti che dicono di essere amanti della Campania. Siete: cantanti, attori, nuotatori e presentatori. Forse i migliori… ma pur sempre gente che vive lontano da questi odori. Fate tutti una vita nella tv tutta colori: che ne sapete dei nostri morti per tumori?

Il canto è finito, perdonate questo mio gesto inaudito: sicuramente rimarrà l’urlo rauco di un giovane striminzito. Vi prego, se mi sentite in giro, non alzate quel dito… non servono le accuse da persona arrogante se ho notato che la colpa DI QUESTO GRAN CASINO va distribuita a menadito. Il rap è qui finito perché io sono sfinito: fra un po’ è ora di pranzo, c’è chi davanti al manzo siede per il pranzo. Non chiamarmi gonzo: te lo ripeto ancora un po’, poi vado a zonzo: Questa Campania mia non è morta per mano mia. Ti senti indignato o avvilito? Secondo me non lo hai ancora capito.

Mario Schiavone