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Concorso letterario Halloween 2019!

Peppe Lanzetta risponde a Aladdin Malek

In merito a questa lettera di Aladdin Malek, lo scrittore Peppe Lanzetta ha deciso di narrare la sua visione di mondo, qui  e ora: senza pensarci due volte.

Eccola:

La vita nonostante tutto.
Nei gerani dei balconi che s’affacciano sui Rom, sui loro appartamenti vista mare, sulle loro facce segnate e sulla rabbia di quelli che PRIMA GLI ITALIANI…
Sono siiti, sono Rom, sono Noemi, sono le tante vittime lasciate per terra mentre il mondo grida, si affanna, corre negli ipermercati della vita cercando un po’ d’amore che non trovano negli scaffali, nonostante il prendi ora e paghi a Natale…
La vita nonostante tutto.
Negli sguardi dei ragazzi che coi loro smartphone sognano i Caraibi a buon mercato con qualcuno che dica loro: lunedì dopo la spiaggia si comincia a lavorare, puoi anche chiamare a casa e avvisare i tuoi genitori…a tempo indeterminato!
La vita nonostante tutto.
Negli occhi delle ragazze violentate, sui loro abiti stracciati sulla dignità di alzarsi e andare a denunciare chi non sopporta addii, separazioni, chi crede che una donna sia una proprietà e il notaio che ha firmato il rogito era ubriaco e strafatto e non ha specificato bene…
La vita nonostante tutto.
Nel petrolio del Venezuela e sulle palpebre dei bambini di Caracas, su quelli dello Yemen, sulle foto che hanno ricevuto un Pulitzer, sul coraggio di chi si avventura per documentare orrori che hanno dimenticato cosa sia la vita, nonostante tutto.
La vita sui dazi americani, sulla iperattività dei cinesi, sulle t shirt dei ragazzi americani che contestano i loro padri che tornano a casa armati di tutto punto, per difendersi, per credere di essere più forti, più sicuri, più machi, più sceriffi, più tutto ma da giovani erano andati a Woodstock e ora l’hanno dimenticato…
La vita sulla vita che passa nonostante tutto perché ci sarà un futuro, perchè ci sarà un cammino, perchè dopo essere andati sulla luna e su Marte qualcuno da lì dirà: Ma che cazzo state combinando voi piccoli uomini? Nelle Borse quotate pure le paure di cui siete portatori e il dow jones sale e scende come le vostre idiosincrasie, come le vostre frustrazioni, come i vostri sguardi sempre più arrossati e iniettati di benzina…
La vita nonostante tutto.
Su un albero di pesche, di ciliegie, sulle fragole col limone.
Sulla brillantina dei papà che non ci sono più.
Sulle fotografie di quando eravate piccoli e s’aspettava l’estate per scrollarsi di dosso i Nasdaq dell’inverno.
La vita, nonostante tutto.
Peppe Lanzetta.

 

Chi vi ha mandato? Venite da lontano? A chi appartenete?

Venditrice di lumache casertane.

Per un periodo della mia vita, qualche anno fa, pur di sbarcare il lunario mi sono cimentato in lavori fuori da ogni mia aspettativa. Voglio dire: ci sono lavori che quando li vedi svolti da altri, per la fatica che comportano, dici a te stesso che mai e poi mai farai qualcosa del genere per sopravvivere. Ottimismo della giovane età di un aspirante scrittore, potremmo definirlo. Infatti, come accade spesso, la vita contraddice in pieno le nostre intenzioni.
In quegli anni, ogni giorno, salivo in sella alla mia bici chiamata Silver e – in cambio di uno stipendio da fame pagato a 180 giorni dai signori di certe cooperative sociali del sud che lucrano sulle spalle dei poveri cristi – percorrevo cinque chilometri, per andare a casa di una coppia di anziani che mi aspettavano dal lunedì al venerdì: piena estate, sole cocente, automobilisti strafottenti che fingevano di non vedermi tagliandomi la strada di continuo.
Arrivavo a casa del signor T e della signora D stanco e sudato, come uno che ha attraversato un pezzo di deserto con il sole allo zenit. Dopo un saluto veloce e una breve sosta in bagno per cambiare la maglietta sudata che indossavo avvicinavo il signor T per capire come stava: gli facevo sempre le stesse domande sulla sua salute e su come aveva dormito, sul pranzo del giorno e sul cielo sulle nostre teste e lui, puntuale, le evitava tutte.
Replicava alle mie domande con tre quesiti esistenziali fissi:

Chi vi ha mandato? Venite da lontano? A chi appartenete?
Ogni volta mi presentavo, gli parlavo un po’ di me e appena conquistavo la sua fiducia quotidiana riprendevamo – come il giorno prima – a giocare a carte: tornei interminabili a due di scopa, briscola e rubamazzetto.
La signora D, malata da diverso tempo ma più lucida del marito T, indossava i suoi anni di vita come un vecchio vestito cucito male prima, e consumato troppo dal tempo… dopo.
Eppure, D, era dolcissima: felice delle mie visite e dell’aiuto che le davo in casa quando stava bene, parlava con me per ore della sua vita passata, dei sogni che faceva, delle strane facce che vedeva ogni giorno nel grande televisore che avevano in casa.

In un mattino di pioggia estiva, il signor T mi accolse in casa gridando parole che più o meno suonavano così: Se vuoi essere un uomo libero, devi fare quello che ti riesce bene. Rimanendo nel tuo campo.
La verità, mi dicevo dentro di me – mentre lui gridava quelle parole come un vecchio attore che calca la scena di casa sua in un teatro senza spettatori – è che quando ti arrangi svolgendo mille lavori non pagati o sottopagati fai fatica a ricordare a te stesso di essere capace in qualcosa che ha un campo di appartenenza.
Quell’anno avevo conseguito un diploma di Operatore Socio Assistenziale, conoscevo le basi del primo soccorso in caso di emergenza e me la cavavo bene in ogni faccenda domestica. Eppure, ogni giorno della mia vita, mi domandavo: servirà imparare (e vivere) tutto questo a uno che nella vita vuole solo diventare uno scrittore?
È servito fare quel lavoro. Lo comprendo, appièno, solo oggi.
Stare con gli altri, affondare corpo e anima nell’esperienza umana della convivenza con chi è meno fortunato di noi, è davvero utile a capire da dove veniamo e che strada intendiamo percorrere. E poi, a dirla tutta, quando vivi certe esperienze non fai che raccogliere storie e suggestioni tutto il tempo.
Forse, le storie che scrivo, vengono da gente come il signor T e la signora D. Per questo motivo, anni dopo quell’esperienza, mi dico che sarò sempre loro grato per il tempo trascorso assieme.