5 domande orticanti allo scrittore Luca Martini

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“…Certo, anche io parlo di cose piccole che stanno per esplodere, di situazioni “comuni”, di personaggi normali, ma cerco di farlo usando il mio mondo, tenendo a mente la lezione carveriana…” (Luca Martini*)

 

1)La tua scrittura ha una cifra stilistica che sembra rifarsi, in maniera sincera, al minimalismo carveriano. Molti lo imitano, pochi davvero sono “figli” di quel genere. Cosa ne pensi?

Penso che Raymond Carver sia stato il più grande maestro del racconto breve per una intera generazione, e che, anche nel mio caso, sia stato un vero padre putativo letterario. “Cattedrale” è uno dei capolavori della narrativa del novecento. Penso al contempo di essermi allontanato, di aver, letterariamente, “ucciso il padre”, se non altro per le atmosfere, tipicamente italiane (spesso bolognesi) dei miei racconti. Certo, anche io parlo di cose piccole che stanno per esplodere, di situazioni “comuni”, di personaggi normali, ma cerco di farlo usando il mio mondo, tenendo a mente la lezione carveriana ma costruendomi un mio stile, una mia voce, qualcosa che mi renda riconoscibile.

2) Quando lavori ai tuoi racconti in che modo procedi?

Non esiste un modo che sia lo stesso per tutti. A volte mi viene l’idea, mi siedo a scrivere e in mezz’ora è tutto pronto. Altre, invece, l’idea mi ronza per la testa per mesi, poi un bel giorno – vai tu a capire perché – senti che è ora di metterla su carta. Altre ancora in cui ci metti giorni per scriverlo e mesi per rivederlo, e revisionarlo, ed editarlo, e cambiarlo, per poi, spesso, tornare a una versione simile alla prima ma più asciutta, tagliente ed efficace. Cesellare e lavorare di bulino è la mia passione.

3) Quali sono, rispetto alla tua formazione, cinque autori per te imprescindibili?

Tra gli italiani, senza dubbio Carlo Emilio Gadda e Giuseppe Berto (credo che “Il male oscuro” sia un capolavoro assoluto, al pari dell’ “Ulisse” di James Joyce. Poi, senz’altro Philip Roth, “Pastorale americana” è uno dei più grandi affreschi letterari di sempre. Poi, John Fante (e non c’è tanto da aggiungere, la sua saga su Arturo Bandini è ancora nel mio cuore, oltre che nelle mie dita) e uno scrittore minore e poco noto, ma dalla qualità assoluta: Breece D’J Pancake, un autore morto suicida a 26 anni che ha scritto una sola raccolta di racconti, “Trilobiti”, edita in Italia da ISBN. Leggere per credere.

4)Quanto c’è di reale nel tessuto narrativo che componi per le tue storie inventate?

Tutto e niente. Non si inventa nulla, si ruba un po’ dappertutto modificando i finali o cambiando i protagonisti. Spesso c’è del mio, ricordi della mia infanzia, e molte volte ci sono cose talmente reali che se fossero scritte sarebbero considerate assurde e impossibili. Sicché, ogni tanto è meglio addolcire le storie della vita, per non rischiare di essere scambiati per autori di fantascienza. Il risultato è un verisimile, una realtà falsata, o una finta realtà, qualcosa però in cui tutti si possono riconoscere.

5) Stai lavorando a storie nuove? Vuoi anticiparci qualcosa rispetto al materiale narrativo a cui stai lavorando in questo periodo?

Con piacere posso dirti che il mio nuovo romanzo uscirà a gennaio 2019 per Morellini Editore, e si chiamerà “Mio padre era comunista”. Sarà una storia familiare, una saga che andrà dagli anni settanta al 2010 circa, e narrerà la storia di un bambino che cresce in una famiglia di comunisti e diventa, come una specie di legge del contrappasso, un capitalista rampante. E poi, a ottobre 2018, uscirà una antologia che sto curando, sempre per Morellini, insieme all’amica Barbara Panetta, ispirata alla grande parabola della radio. Si chiamerà “On the radio”, storie di radio, dj e rock’n’ roll. Siamo in 23, (tra i tanti, autori del calibro di Paolo di Paolo, Sacha Naspini, Patrizia Rinaldi, Luca Bottura, Sandro Campani, e dj celebri, come Maurizio Faulisi, alias dr Feelgood, e un racconto commovente scritto da Maurizio Solieri, storico chitarrista di Vasco Rossi, e Leo Persuader, dj di fama nazionale, anche lui legato a Vasco e agli anni di Punto Radio). Inoltre, ci sarà la prefazione di Eugenio Finardi e sento che ci divertiremo molto a portarla in giro…

Luca Martini *(1971), bolognese, è presente in numerose antologie e riviste letterarie, ed è autore di circa trecento poesie, monologhi teatrali, una settantina di racconti, romanzi e favole illustrate. Nel 2008 ha vinto il premio Arturo Loria per il miglior racconto inedito. Un suo racconto, tramite il progetto “Sorprese Letterarie”, promosso dalla scuola Holden di Torino, è finito tra le sorprese di migliaia di uova di Pasqua. Tra le sue pubblicazioni più recenti: il romanzo Il tuo cuore è una scopa (Tombolini Editore, 2014), la raccolta di racconti L’amore non c’entra( La Gru, 2015), la raccolta collettiva di memorie Il nostro due agosto (nero) (Tombolini Editore, 2015) e il libro per bambini Il coccodrillo che voleva essere drago (D Editore, 2017). Insieme a Gianluca Morozzi ha curato le antologie di racconti  Più veloce della luce (Pendragon, 2017) e Vinyl, storie di dischi che cambiano la vita (Morellini, 2017).

Senza maschere sull’anima- Memoir

Comunicato Stampa

Il libro-intervista Senza maschere sull’anima – Gianluca Di Gennaro si racconta presentato alla libreria Quarto Stato di Aversa, domenica 17 dicembre

Invito-Presentazione-Libro-Riccio-DiGennaro (1)Domenica 17 dicembre 2017, alle ore 11, presso la libreria Quarto Stato di Aversa, si presenta il libro-intervista del giornalista Ignazio Riccio: Senza maschere sull’anima – Gianluca Di Gennaro si racconta. Partecipano all’evento, moderato dalla giornalista Anna Sgueglia, l’autore, l’attore Gianluca Di Gennaro e il magistrato Nicola Graziano.

Il libro

Il giornalista de Il Mattino Ignazio Riccio e il giovane attore napoletano Gianluca Di Gennaro si incontrano ai piedi del Vesuvio, per parlare di cinema e impegno sociale. Protagonista mai dimenticato di Certi bambini. Nipote di Nunzio, Gianfranco e Massimiliano Gallo, Gianluca ha bruciato le tappe, con una carriera artistica suggellata da successi cinematografici e televisivi.

Per l’interpretazione di Rosario, nella pellicola citata dei fratelli Frazzi, a soli dodici anni, riceverà diversi riconoscimenti, fra cui il Premio Flaiano. Qualche anno dopo diventa il pupillo dell’attrice e regista Valeria Golino, che lo vuole protagonista del suo primo cortometraggio, Armandino e il Madre. Prima, Gianluca prende parte a fiction di successo Rai e Mediaset come ‘O professore, con Sergio Castellitto, Come un delfino, con Raul Bova, L’oro di Scampia, con Beppe Fiorello, e alle fortunate serie tv Il clan dei camorristi e Gomorra.

Il tema sociale è una costante nelle storie che interpreta, e qui l’attore si racconta, mettendo in luce lo spaccato umano e sociale delle periferie della città partenopea. Partendo da Scampia, dove Gianluca è idolatrato da tanti giovani borderline, che vivono sul filo tra legalità e illegalità, l’attore racconta la propria esperienza a contatto con queste realtà difficili, e riflette sull’influenza che il cinema ha nelle scelte di vita di questi suoi coetanei.

Il sud e Napoli sono al centro dei suoi interessi, artistici e personali e Gianluca si mostra come un ragazzo che, pur non avendo vissuto la Napoli di Diego Maradona, Massimo Troisi e Pino Daniele, sogna di ripercorrere la stessa strada dei suoi idoli.

Il libro offre spunti di riflessione anche sul cinema italiano, che sta ritrovando nuova verve proprio grazie alla crescita di una generazione di giovani registi e attori di talento.

 

 

 

Ignazio Riccio (Caserta, 1970) è un giornalista che, da anni, ha collaborato e collabora con quotidiani e riviste nazionali, come Il Mattino di Napoli, Left e Pagina 99. Ha diretto il mensile di inchieste e approfondimenti Fresco di Stampa ed è responsabile della comunicazione per le case cinematografiche indipendenti Klanmovie Production e Resilienza Production.

 

Gianluca Di Gennaro (Napoli, 1990) è un attore italiano, che ha preso parte, nonostante la giovane età, a numerose produzioni cinematografiche e televisive nazionali e internazionali.  Ha lavorato con registi del calibro di: Mario Martone, Antonio e Andrea Frazzi, Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini, Claudio Giovannesi, Cosimo Alemà e Valeria Golino e con attori di successo come: Sergio Castellitto, Raul Bova, Beppe Fiorello, Stefano Accorsi e Alessandro Preziosi.

#Letture Estive 2016: American Dust di R. Brautigan

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American Dust- Prima che il vento si porti via tutto

Questo bel libro l’ho scoperto per caso, portandolo a casa dopo essermi innamorato del titolo, un pomeriggio d’estate in cui ero al paese natio di mia madre e mi trovavo nella piazza centrale di fronte alla chiesa. Mangiavo caramelle zuccherate per sentirmi meno solo e fissavo un uomo senza gambe che vendeva libri seduto dietro una grande bancarella.
«Venite, fermatevi. Comprate un libro oggi e sarete felice anche domani. »
Così diceva quell’uomo, ma la gente continuava a entrare in chiesa o a salire verso il corso del paese senza fermarsi. Tutte quelle persone non si fermavano neanche per notare che ad allestire tendone e bancarella ci pensava un polacco alto e muscoloso che per conto dell’uomo senza gambe guidava il furgone, disponeva i tavoli espositivi, tirava i libri dai cartoni e allargava l’ombrellone per dare ombra all’intero negozio ambulante. Il polacco faceva tutto quello che gli toccava fare senza capire una parola d’italiano. Lui e l’uomo senza gambe parlavano a gesti o in un inglese fatto di verbi all’infinito. Niente da fare, sono sempre lento nelle cose che faccio e dico, provo a perdermi per altre strade. Non fateci caso, lo faceva pure mio nonno: diceva sempre che tutti i fatti che raccontiamo noi umani sono come un pezzo di terra composto da tanti solchi: quando devi irrigare non sai mai da quale solco cominciare a gettare acqua.
Il romanzo di cui sto per parlarvi si apre con una frase che contiene la parola “pomeriggio” e conclude la riga di chiusura dell’intera storia con la parola “casa”. A dirla tutta, a girare poco intorno alle cose e a dirle come stanno senza pensarci due volte, questo libro può essere contenuto in queste due parole che profumano di famiglia e calore pure se il libro – a tenerlo troppo in mano dopo averlo letto– comincia a diventare freddo. Il volume di carta cambia la sua temperatura, e altro non può fare, in ragione del fatto che la vita e la morte s’incrociano in questo libro danzando prima a braccetto e poi scambiandosi un bacio amaro e distante come due amanti che diventano nemici. Che cosa significa tutto questo? Provo a spiegarmi meglio. Richard Brautigan in questo libro ha raccontato tutto quello che offriva quel buffo e incredibile Paese chiamato America concentrandolo in un solo ricordo d’infanzia. Se è vero che ci sono canzoni mal cantate, lettere da grafomani, baci da incapaci, magliette puzzolenti e bustine di pop corn troppo salato e poi ancora visioni di film porno troppo finti(rubati ai cugini più grandi) a ricordarci – una volta divenuti adulti- che l’infanzia non tornerà mai più; insomma se tutto questo è vero forse è ancor più vero che ci sono gesti isolati che finiscono nel buco nero della nostra infanzia e che finiamo per rimuovere dalla memoria come sabbia sollevata dal vento.
Per Richard Brautigan quella sabbia è rimasta lì sul terreno senza mai farsi prendere né dal vento né dal tempo. Granelli che pesano fino a schiacciare l’anima. Prova incontrovertibile di questo peso è l’estro narrativo con cui l’autore ha dato tutto se stesso scrivendo il suo ultimo libro, pur di cimentarsi in una storia che avrebbe potuto parlare di tante cose e invece non fa altro che dipingere, in appena un centinaio di pagine, un quadro in cui vediamo: il pomeriggio pensieroso di un bambino, e il campo di mele in cui si è consumato un dramma che pare davvero fermare il tempo.
Per il resto, di tutto quello che c’è nel libro: la seconda guerra mondiale appena finita, quei tipi che arrivano tutte le sere d’estate( e che dopo aver scaricato divano, tavolino e lampade sul ciglio di terreno che costeggia il corso d’acqua si mettono a pescare), i bambini che vendono vuoti di bottiglie per ricavare soldi con cui comprare hamburger … Di tutto questo potete fare a meno. Perché, per me che ho letto questo libro quasi dieci anni fa, vi garantisco che la vostra memoria, col tempo, farà a meno di tutte queste deliziose immagini. Si legherà, come si legano i nostri ricordi a qualcosa che ci lascia sempre a bocca aperta o a cuor vibrante-accelerato, a un’immagine eterna che vede un bambino solitario capace di desiderare non un hamburger ma una scatola di proiettili prima. E di desiderare, dopo che il vento si è portato via tutto, che ognuno di quei proiettili tornasse di nuovo nella sua scatola. Com’è che diceva il vecchio senza gambe che vendeva libri assieme al polacco?
«Venite, fermatevi. Comprate un libro oggi e sarete felice anche domani. »
Ecco, qui e ora e prima che il vento si porti via tutto, a me vien da pensare:
Andate. Fermatevi in una libreria di altri tempi e comprate questo libro di Brautigan, oggi. Dopo averlo letto sarete felici non solo domani, ma dopodomani e dopodomani ancora. Perché la buona letteratura non se la porta via neanche il vento.

American Dust- Prima che il vento si porti via tutto
(di Richard Brautigan, Isbn Editore, lo trovate in biblioteca o nelle migliori librerie indipendenti che vendono remainders).

#Recensioni: Undici solitudini – Richard Yates.

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Undici solitudini – Richard Yates. Pagine 257. Minimum Fax 2006.

Recensione di Ilaria Scarpiello.

“Dio lo sa, Bernie, Dio lo sa che una finestra ci dovrebbe essere da qualche parte, per ciascuno di noi.”

La solitudine, fedele compagna dell’uomo cosiddetto moderno, non va ignorata, va raccontata. La solitudine va cantata, descritta, la sua esistenza va diffusa, non nascosta sotto il tappeto come spazzatura. Solo in questo modo si ha la possibilità di sentirsi meno soli, almeno per un po’. Richard Yates, burbero cantore di storie dirette come pugni allo stomaco, ne racconta undici nella raccolta di racconti “Undici solitudini”, riedita da Minimum Fax nel 2006. Racconti che descrivono le vite piene di solitudine di persone “normali”, maestre e tassisti newyorkesi, segretarie e aspiranti scrittori di Manhattan e Brooklyn, che sognano il successo, l’ambito sogno americano degli anni sessanta, le possibilità e le occasioni promesse a tutti e che faticano a palesarsi. I personaggi di Yates, in fondo, sembrano intuire che non tutte le storie hanno un lieto fine, ma sembrano scacciare via questo orrendo pensiero dalla testa come si fa con una mosca troppo insistente e fastidiosa. Come fare a sopportare tutta questa immeritata solitudine, allora? Proiettandola sugli altri, su chi ci sta intorno, ovviamente, una difesa psicologica che raramente fallisce, ma che rende incompleti e nevrotici. I protagonisti di questa raccolta di racconti di Yates sono cattivi, tristi come chiunque non si mette mai in discussione, come chi pensa di essere sempre dalla parte della ragione, di non avere mai torto. Ai vessati restano solo gesti di rabbia, episodi di vacua violenza, che lasciano stremati e vuoti e incompresi. “Undici solitudini” è un capolavoro, uno specchio in cui rifletterci e vergognarci, perché abbiamo sempre qualche motivo per cui vergognarci. “Undici solitudini” mostra in tutta la sua potenza le capacità di un autore, Richard Yates, che ha contribuito in prima persona alla grandezza della narrativa americana del secondo Novecento.

Per saperne di più o acquistare il libro: http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/72

© Ilaria Scarpiello 2014 per Inkistolio: Storie Orticanti. RIPRODUZIONE TESTI RISERVATA.

#Recensioni:Le vite impossibili di Greta Wells – Andrew Sean Greer.

Le vite impossibili di Greta Wells

Le vite impossibili di Greta Wells – Andrew Sean Greer.pagine 292.Bompiani 2013.

Recensione di Ilaria Scarpiello.

“Una volta nella vita, l’impensabile capita a tutti.”

È un rigido inverno newyorkese del 1985 quando Greta Wells, trentunenne sofferente reduce da un grave lutto e un amore esaurito, si ritrova a viaggiare nel tempo come effetto collaterale di una terapia ciclica di elettroshock. Greta, ogniqualvolta subisce il trattamento elettroconvulsivante, viene catapultata nei panni delle sue vite precedenti, o parallele, del 1918 e del 1941. Donne temporalmente lontane e differenti da lei, certo, ma con affinità profonde legate alle tensioni familiari e alle scelte difficili da compiere. Greta Wells sarà chiamata ad affrontare perdite e occasioni offerte dal destino anche in epoche diverse dalla sua, cercando di aiutare le altre sé stessa a uscire vittoriose da questa gara senza tempo che è la vita, scoprendo nuove ed inaspettate sfaccettature del suo essere.

“Quando era bambina, signora, era questa la donna che lei sognava di diventare?”

“Le vite impossibili di Greta Wells” è il nuovo romanzo di Andrew Sean Greer (Bompiani, 2013), indimenticabile autore de “La storia di un matrimonio” e “Le confessioni di Max Tivoli”, una storia accattivante, costruita bene e con una scrittura potente, ma che, rispetto ai lavori precedenti, sembra carente di quella magica polvere di stelle capace di catapultarti là dove l’autore vuole, dietro le spalle dei protagonisti, ad osservare con loro quello che accade fuori da una finestra o dentro una stanza. Greta Wells non riesce a renderti appetibile nemmeno una delle sue tre vite, come protagonista trae energia vitale da quelli che sono i personaggi più interessanti, ovvero i secondari come il gemello Felix, la zia Ruth, Nathan e la signora Green. Greta sembra sempre sul punto di decollare fra le pagine, come nelle sue vite, ma non lo fa mai, nemmeno nel finale, forse un giusto avvertimento sulla realtà del nostro quotidiano che però stona con la trama fiabesca del romanzo. Siamo lettori, pretendiamo la magia se ci viene promessa.

Per saperne di più o acquistare il libro:

http://www.ibs.it/code/9788845274602/greer-andrew-s/vite-impossibili-di-greta.html

© Ilaria Scarpiello 2014 per Inkistolio: Storie Orticanti. RIPRODUZIONE TESTI RISERVATA.

5 domande orticanti a Antonio Maria Logani: uno scrittore divertito e divertente!

Antonio Maria Logani-Scrittore“Bene. Vuoi fare lo scrittore. Allora improvvisami quello che ti passa per la mente. Oppure improvvisami un racconto…”(Antonio Maria Logani*)

Da quanto tempo scrivi e cos’è per te la scrittura?

Scrivo da molto prima che iniziassi a lavorare, quindi dal 1960. La scrittura non è altro che quel pensiero libero, a volte fantasioso, messo nero su bianco.

Parteciperesti mai a un talent show sulla scrittura?

Sì. Soltanto se per talent-show si intende improvvisazione di un racconto o di una favola da parte dei partecipanti. (vedi improvvisazioni musicali).

Cosa manca ai lettori italiani… considerata la loro latitanza nei confronti delle biblioteche?

Ai lettori italiani manca la disciplina educativa. Quella disciplina letteraria che per me sarebbe d’obbligo  sin dalle elementari. (Vedi lingua inglese). Anche se è impossibile far uscire l’amore insegnandolo. Se non ami, non senti, una cosa non la puoi capire. Così è il talento e così è la latitanza dalle biblioteche.

Che cosa diresti a un figlio o nipote capace di porre una domanda tipo: Vorrei fare lo scrittore, cosa ne pensi?

A mio nipote o figlio o semplicemente un richiedente consiglio, direi e chiederei; -Bene. Vuoi fare lo scrittore. Allora improvvisami quello che ti passa per la mente. Oppure improvvisami un racconto o una favola partendo, ad esempio, “aveva una casetta piccolina in Canada”.

Cosa stai scrivendo in questo periodo?

Sto lavorando a due romanzi; Sex,drug,spaghetti e Rock&roll, e Il manuale del vero coatto.

Antonio Maria Logani* è uno scrittore italiano. Ha una pagina fb molto attiva su cui c’è scritto che vive presso: “Ho chyu han 451”. 

Il suo blog personale è questo: http://logani.wordpress.com/

Il suo ultimo libro in formato e-book “Fatti & misfatti” appena uscito, lo trovate qui:http://www.amazon.it/Fatti-Misfatti-Ernesto-Antonacci-ebook/dp/B00GSUS3R8/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1385567179&sr=1-1&keywords=fatti+e+misfatti+logani

5 domande (meno 10): intervista alla scrittrice Marilù Oliva.

Ossi di seppia, fiori e libri.

“…la letteratura serve per scuoterci, non per assopirci.”( Marilù Oliva*)

Hai curato una raccolta di racconti contro il femminicidio.  Secondo te perché questa violenza assurda riceve attenzione SOLO quando narra tristi storie di cronaca nera?

I casi di femminicido sono sempre una triste sequenza di cronaca nera. Che i media poi li infarciscano di sensazionalismo è una questione che si dovrebbe affrontare e risolvere, semmai, appellandoci non più solo a un codice etico che, di fatto, non viene rispettato, ma anche – mi auguro, un giorno – a una regolamentazione ben precisa. Oggi, però, ne siamo ben lontani e alcune riviste – insieme ad alcuni programmi televisivi – tendono a sfruttare questi delitti, caricandoli di tinte patetiche e spettacolari solo per aumentare lettori e audience.

Sul tuo blog “Bugiardino” -che curi per la Comunità dell’Unità- recensisci libri. Con un formato diverso dal solito…  e con viva passione. Ti andrebbe di dirmi come scegli i titoli e i generi letterari?

Il discrimine è uno solo. Alla fine del libro, se mi è piaciuto, mi domando: “Può essere utile a qualcuno?”. O meglio: “Posso trasformarlo in medicina per la mia farmacia/libreria virtuale?” Se la risposta è sì, allora procedo. Il tutto parte dalla convinzione che un libro, se valido e completo, possa medicare le nostre ferite, alleviare i nostri problemi, fare compagnia alle nostre insicurezze, farci sentire meno soli, insomma: contribuire, con la sua portata medicamentosa, a farci sentire più in sintonia con l’esistenza. Questo processo avviene soprattutto quando un romanzo non è rassicurante: la letteratura serve per scuoterci, non per assopirci.

Ti occupi, fra le mille cose che fai, di “forme” letterarie da trasmettere. Insegnando nelle scuole. I tuoi allievi leggono libri secondo te? Se sì, sono libri di qualità?

Cerco di condividere coi miei allievi l’amore per la lettura. Leggiamo molto, in classe, discutiamo e lavoriamo sui testi, organizziamo incontri con gli autori. Li coinvolgo in biblioteca, alterno ai romanzi lezioni di cinema affinché studino i passaggi dallo scritto al film. Insomma, io ci provo. Ovviamente solo con libri che mi sembrano di qualità.

Viviamo in un Paese dove ci sono critici ovunque. Abbondano quasi quanto i premi letterari. Pure chi non ha formazione letteraria… si occupa di “critica”. Secondo te la critica letteraria (qualificata e corretta) aiuta  a diffondere  la voglia di leggere?

Sì, la critica letteraria aiuta  a diffondere  la voglia di leggere, ma solo quando – come dici tu – è qualificata e corretta. Il problema è che il 50% della critica non è qualificata e, del restante 50%, una buona parte è qualificata, ma pretenziosa e snob e ha una concezione elitaria della letteratura. Le manie di superiorità ottengono solo l’effetto di distanziare il potenziale lettore, non di invogliarlo.

Ti andrebbe di parlarmi del tuo prossimo libro?

Più che un libro si tratta di un progetto. Quello che posso dirti è che – al di là dei protagonisti – il leit-motiv è un inseguimento del tempo.

Marilù Oliva* vive a Bologna. Insegna lettere alle superiori e scrive. Con Elliot ha pubblicato la Trilogia della Guerriera, saga dedicata alla conturbante e dannata Elisa Guerra, detta La Guerrera: ¡Tú la pagarás! (2010), finalista al Premio Scerbanenco, Fuego (Elliot, 2011) e Mala Suerte (2012). Per Elliot ha curato l’antologia Nessuna più, 40 scrittori contro il femminicidio (2013). Ha scritto racconti per il web e per antologie, ha collaborato alla stesura dei manuali di storia Cappelli per il triennio delle superiori, ha redatto testi di critica e saggistica, l’ultimo è uno studio sulle correlazioni tra la vita e le opere del Nobel colombiano Gabriel García Márquez: Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo (CLUEB, 2010).  È redattrice per diversi blog, tra cui Carmilla, l’Unità e Thriller Magazine.

Il suo sito è: www.mariluoliva.net

©Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI E DELLE FOTO.

5 domande a un autore insolito e anomalo, ma sempre sincero: Franz Krauspenhaar!

1975 (Caratteri Mobili editore), un libro di Franz Krauspenhaar.
1975 (Caratteri Mobili editore), un libro di Franz Krauspenhaar.

Franz Krauspenhaar, nonostante i mille impegni, ha trovato il tempo di rispondere a cinque domande. Per questo motivo, lo ringrazio di cuore per questa breve ma intensa intervista. Buona lettura a tutti voi e grazie.

“…fare i professionisti in un mondo di dilettanti. Non è piacevole. Ma l’Italia è la culla degli improvvisatori…” (Franz Krauspenhaar*)

Scrittore, poeta, traduttore, blogger. Ti andrebbe di dirci come hai cominciato a scrivere e perché?

Traduttore non più. Blogger ormai pochissimo. Ho cominciato a scrivere perché disegnavo fumetti ma non ero bravo a fare i corpi e dunque ho tradotto delle storie visive in racconti.

 Sulla rivista letteraria Nazione Indiana ho letto un pezzo d’archivio in cui raccontavi della tua visita a casa della Mazzantini… Una storia che mi ha colpito molto. Perdona la domanda: Quella storia è del tutto vera o (anche) un po’ romanzata?

La storia della Mazzantini è finta; ho preso un’intervista fatta a Panorama dalla scrittrice e ci ho aggiunto il sottoscritto in visita… Ne è venuta fuori una cosa abbastanza divertente e credo liberatoria.

 Sei uno dei fondatori di Tornogiovedi, spazio culturale della rete web molto frequentato. Ti andrebbe di dirci com’ è venuta l’idea a te e agli altri fondatori?

Io mi sono trovato la pappa pronta, devo dire. L’idea è tutta di Fernando Coratelli, Luigi Carrozzo e Paolo Spada. Mi hanno coinvolto a cose quasi fatte e ho aderito con grande piacere. Per il resto, a loro è venuta l’idea di una webzine culturale con la scadenza settimanale, e con uscita al giovedì; l’idea del nome è di Paolo.

Tempo fa mi hai detto: “Noi non facciamo parte di nessun giro. Siamo solo un gruppo di amici che fa volontariato culturale!” Quanta fatica costa fare volontariato culturale in Italia?

Cosa vuol dire? vuol dire fare le cose gratis. E allo stesso tempo comportarsi da professionisti. Dunque fare i professionisti in un mondo di dilettanti. Non è piacevole. Ma l’Italia è la culla degli improvvisatori. Quanto costa? Bisognerebbe quantificare in mancati introiti. Ma lasciamo perdere.

So che ami la pittura. Se i tuoi libri fossero quadri, che stile avrebbero?

I miei libri sarebbero dei quadri moderni, ma figurativi. Sono molto attaccato alla concretezza, anche quando non sembra. Sarebbero quadri molto materici, tanto che al tatto sarebbero anche taglienti.

Franz Krauspenhaar* è uno scrittore e poeta italiano. Ha fatto parte delle redazioni di alcuni tra i più famosi blog letterari italiani prima di contribuire alla fondazione di http://www.tornogiovedi.it/ .

Ha pubblicato diversi libri. Fra gli altri:  Avanzi di balera (Addictions, 2000), Le cose come stanno (Baldini & Castoldi, 2003), Cattivo sangue (Baldini Castoldi Dalai, 2005), Era mio padre (Fazi, 2008), L’inquieto vivere segreto (Transeuropa, 2009), il breve romanzo-saggio Un viaggio con Francis Bacon (Zona, 2010), 1975 (Caratterimobili), La passione del calcio (Perdisa Pop.2011), Le monetine del Raphaël (Gaffi, 2012). Con il libro “Era mio padre” ha vinto il Premio Palmi speciale per la narrativa edizione 2008.

Per saperne di più su Franz Krauspenhaar qui una sua biografia: http://it.wikipedia.org/wiki/Franz_Krauspenhaar

Per acquistare i libri di Franz  potete consultare questa pagina:http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=franz+krauspenhaar

© Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI. 

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