Narrativa

“Terza ripresa”.Un racconto di Ilaria Scarpiello, scrittrice esordiente che ha colpito con forza noi medusine di Inkistolio.

                            

“Ho paura di rimetterci il setto nasale in questi incontri dilettantistici. Ho un naso perfetto. Sono una ragazza con il naso perfetto…”

 Sudore. Le gocce di sudore mi scendono copiosamente giù per il viso. Le sento addensarsi abbondanti alla base del collo. Scivolare nell’incavo dei seni. Percorrere tutta la linea della schiena, deformarsi sulle rotondità dei muscoli per poi venire assorbite dall’orlo della stoffa che ricopre l’elastico che mi tiene su i pantaloncini della Leone. Ancora mi stupisco di come riesca a sudare così tanto quando sono su un ring. Per fortuna il trillo che annuncia la fine della ripresa è arrivato al momento giusto, pochi altri secondi in più e sarei finita a tappeto di sicuro. Carlo mi guarda in cagnesco, ma tanto lo so il perchè. Faccio sempre gli stessi errori. Non riesco a rimanere in linea. Saltello troppo sulle punte. E il mio gancio destro è ‘na ciavattata. Lenta, sono troppo lenta.

Mi siedo sullo sgabello all’angolo. Mi tolgono il paradenti nero, mi fanno bere un sorso di acqua e sali minerali.

Quante, quante dannate volte t’ho detto de sta’ in linea? Eh? Quante vorte?

Carlo mi guarda negli occhi roteando con forza un asciugamano davanti alla mia faccia. Mi parla con un tono di voce tanto incazzato quanto preoccupato.

Sai che ti dico? So’ contento che stai a pijà tutti sti’ cazzotti! Ma perchè non mi ascolti? Ma che ho fatto di male io pe’ meritamme tutto questo?

Vorrei chiedergli scusa, gli vorrei dire che ho paura. Ho paura che mi spacchi il naso. Ho paura di rimetterci il setto nasale in questi incontri dilettantistici. Ho un naso perfetto. Sono una ragazza con il naso perfetto. Non riesco a dirgli nulla però. Non riesco a parlare, mi viene da vomitare. Spesso mi viene da vomitare per colpa della stanchezza, dello sforzo fisico. Stavolta credo sia anche colpa del diretto destro che mi è arrivato direttamente sulla bocca dello stomaco. Per una frazione di secondo mi è mancata l’aria. Sono entrata in debito di ossigeno. Ho strabuzzato gli occhi e poco dopo è scoppiato il dolore. Una volta ripreso a respirare i miei nocicettori hanno fatto il loro dovere e l’adrenalina mi ha permesso di reagire al colpo.

Adesso concentrati. Concentrati su chi ti sta davanti. Studiala! Hai capito i suoi punti deboli no? Che aspetti? Te devi…

Non lo sento più. Non capisce che sono già cotta. Siamo alla seconda ripresa e già non ce la faccio più. I tre minuti più lunghi della mia vita in assoluto. Il concetto di tempo perde definizione, perde consistenza. Sono così in affanno che ad ogni respiro il petto mi si allarga a dismisura. Sento un formicolio proprio sotto l’occhio sinistro, lo so che i lividi stanno incominciando a gonfiarsi. Stasera, dopo la doccia, rimarrò come al solito mezz’ora davanti allo specchio dello spogliatoio a guardarmi il viso. Come al solito mi guarderò con i capelli ancora bagnati e non mi riconoscerò.

Il trillo del contaminuti. Terza ripresa.

Giriamo in tondo e ci guardiamo negli occhi. Non avrà trent’anni, proprio come me. Poco più alta di me, questa cosa mi porta a dover giocare con la mia bassa statura cercando di entrarle il più possibile vicina al busto. Altrimenti lei potrebbe sfruttare la distanza avendo le braccia più lunghe. Bionda, capelli non troppo lunghi, li ha legati in una treccia imperfetta. Una bella ragazza, in situazioni normali. Sembra affaticata anche lei. Mi viene da sorridere pensando che molto probabilmente sul peso abbiamo barato tutte e due.

Ho tutti i muscoli del corpo in tensione. Sento pulsare i quadricipiti, tirare gli addominali, scoppiettare il gran dorsale, affilare le unghie i bicipiti. Le pupille passano da uno stato di fissità ad uno di estrema velocità, a seconda dei movimenti della mia avversaria. La guardo attraverso i guantoni, assaporando il gusto salato del sudore che mi finisce in bocca. Mi aiuta fantasticare che anche lei abbia paura di me. Mi sento carica, è ora di attaccare.

Mi avvicino rapidamente, sferro un sinistro e poi ancora un diretto sinistro. I pugni diretti confondono l’avversario, gli danno fastidio, così mi ha sempre detto Carlo. Mi sposto velocemente sulla destra facendo perno sul piede. Ed è a questo punto che, abbassandomi, affondo il destro all’altezza dello stomaco. Stessa moneta, ti ripago con la stessa moneta. Ritorno subito in guardia. Ha accusato i colpi, è leggermente ripiegata in avanti. Notevolmente sbilanciata. Decido di approfittarne, mi preparo. Non appena mostro l’intenzione di attaccare ancora vengo vistosamente fermata dall’arbitro. Non mi sono accorta che le esce sangue da un sopracciglio. Devo averle procurato un taglio con il secondo diretto sinistro. Devono sospendere l’incontro. La ragazza bionda protesta, interviene anche il suo allenatore, ma non c’è niente da fare. L’incontro è finito. Questo vuol dire che ho vinto.

Mi giro verso il mio angolo di ring. Nascosto dalle corde tese, Carlo batte le mani. E ride.

Adoro il pugilato.

Rido anche io, mentre mi metto addosso l’accappatoio e mi avvio verso gli spogliatoi.

  “Terza ripresa”.Un racconto di Ilaria Scarpiello* pubblicato per gentile concessione dell’autrice. 

Ilaria Scarpiello*. Psicologa, è nata a Foggia nel 1981, ma vive a Roma. Entrata nel 2000 nella cinquina del Campiello Giovani, ha esordito con questo notevole libro:

http://www.ibs.it/code/9788865964019/scarpiello-ilaria/figlia-femmina-di-adamo.html

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“Ottolibri” per una Rimostranza a Dio: la scrittrice Eva Clesis racconta.

Rimostranze a Dio- a cura di Eva Clesis
A volte, nella vita accade davvero di tutto. Serve, in quei momenti, una cosa giusta: spegnere il cervello(motore dell’anima) e gridare a qualcosa-qualcuno quello che secondo noi funziona, o non funziona. Se avete da dire qualcosa a Dio in persona. Perchè? L’ho chiesto a Eva Clesis.

Forse perché, con una lamentela, ci sentiamo un po’ esonerati, e quindi sollevati, per un attimo, dalla scomodità della vita (Eva Clesis*)

Ho avuto quest’idea mentre mi passavo il rimmel, un martedì sera. Era appena nata Ottolibri, una piccola realtà editoriale, frutto di un lavoro associativo: una realtà che parte da costi zero, che non ha finanziamenti ma che vorrebbe approdare comunque a progetti ambiziosi. Le “99 Rimostranze a Dio” nascono proprio dal tentativo di trovare le risorse finanziarie per questi progetti: due, in particolare, sono lavori di traduzione che vorrei affidare a traduttori competenti, pagandoli adeguatamente. Progetti di pubblicazione che ho in testa da un po’, anni. Da qui, l’esigenza di un crowdfunding che avesse una bella idea di partenza e un senso. Non volevo chiedere dei soldi e basta, volevo creare qualcosa di unico, chiedendo l’aiuto di quasi un centinaio di persone, da una parte (ovvero i 99 rimostranti), e infine vendendolo per finanziare i progetti più ambiziosi, ma sacrosanti, di Ottolibri. L’idea era quella della rimostranza, che mi è venuta esclamando “Dio”, quando lo spazzolino del rimmel mi è finito nell’occhio. Quante volte ci capita di lamentarci con l’Alto (Dio, il Cielo, la Natura che ci ha fatto in un modo, ma anche il Destino e ogni altro fattore squisitamente esterno a noi) per qualcosa di futile, personale, privato? Capita a tutti quelli che interpellano Dio davanti alle grandi tragedie così come a quelle domestiche, talvolta risibili. Forse perché, con una lamentela, ci sentiamo un po’ esonerati, e quindi sollevati, per un attimo, dalla scomodità della vita. Perciò, perché non partire da un Dio figurato come una ditta di servizi, come uno sportello amico senza un impiegato, per creare qualcosa di davvero Universale? E’ questo il senso. Prendere l’Eterogeneo e farne un grande libro, in cui chi contribuisce lo fa per amor di cultura, regalando una mezza paginetta (dalle dieci alle venti righe, quindi non qualcosa di impegnativo) in cui si lamenta e litiga con il Padreterno, o almeno ci prova. Il ricavato aiuterà non solo la mia minuscola realtà editoriale, ma, superato l’obiettivo dei 700 acquisti finali per l’ebook, che uscirà a Natale, tutto il resto sarà devoluto, per l’ottanta per cento del prezzo di copertina di ogni copia successiva, a qualche iniziativa culturale. Chi partecipa avrà in cambio un ebook di Ottolibri a scelta, a partire dal 2014. E gliene saremo grati.

Per saperne di più e per inviare la vostra Rimostranza a Dio:
http://www.ottolibri.it/99-rimostranze-a-dio/

Eva Clesis* è una scrittrice italiana. Per saperne di più sui libri che ha pubblicato:
http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=eva+clesis

5 domande a Pasquale Vitagliano: un pensatore poco noto, ma molto sensibile

Volevamo essere statue- romanzo molto bello, ma poco conosciuto per sventure editoriali vissute da Pasquale Vitagliano

Volevamo essere statue- romanzo molto bello, ma poco conosciuto a causa di sventure editoriali vissute da Pasquale Vitagliano

Gli scrittori meridionali per attrarre l’attenzione degli editori devono solo scrivere di criminalità organizzata? (Pasquale Vitagliano*)

Sei uno scrittore per passione e giornalista di formazione. Ti andrebbe di dirci perché in Italia ci sono autori che confondono entrambi i mestieri?

Perché nelle epoche “di crisi” – ti consiglio a questo proposito di leggere Karl Kraus – i mestieri si confondono. I giornalisti che fanno gli scrittori possono permettersi di liquidare la realtà; gli scrittori che fanno i giornalisti possono permettersi di liquidare il talento.

So che come autore sei un po’ sfortunato. Un tuo libro, Volevamo essere statue, è uscito nel 2012. Leggo su ibs che è difficile da reperire. Cosa è accaduto secondo te?

Dovresti precisare che si tratta di un romanzo. E io fondamentalmente scrivo poesie. Credo che quella della “irreperibilità” dei libri sia un destino comune a tutti gli autori estranei ai circuiti editoriali “potenti”. Anche come lettore mi è capitato spesso di non riuscire ad acquistare libri di altri autori, anche molto più bravi e riconosciuti. A parte questa riflessione breve sull’editoria, per quanto mi riguarda, diciamo che l’ho presa come un segno: non devo più abbandonare la poesia. E poi “Statue” col tempo diventerà un libro maledetto proprio perché introvabile e dunque cult. Ma tra cent’anni.

Vivi in Puglia. Terra difficile, come altre terre del sud, ma bella e viva. Cosa diresti a un alieno che vuol atterrare dalle tue parti per una vacanza?

Di trovare un agriturismo nel cuore della Murgia per soggiornare. Si sentirà a casa sua, certamente.

Cosa manca, secondo te, agli scrittori meridionali di oggi, per raccontare in modo sincero le nostre terre?

Ci sono due cause: una interna e una esterna. Quella interna dipende dalla mentalità di molti intellettuali meridionali – ma riguarda quelli che sono restati o ritornati, non quelli che sono andati via – che reagiscono alla subalternità culturale con il provincialismo, oppure, all’opposto, con un eccesso di snobismo cosmopolita (ne ha già scritto Gramsci). La causa interna, invece, riguarda il mercato editoriale e le sue esigenze. Gli scrittori meridionali per attrarre l’attenzione degli editori devono solo scrivere di criminalità organizzata?

Ti andrebbe di consigliarci un libro di racconti e un romanzo (di autori contemporanei, viventi e italiani…) per te fondamentali?

Consiglierei i racconti erotici del Dicò Erotique di Lite-edition, curati da Francesco Forlani e ispirati al Dizionario di sessuologia pubblicato dal francese Jean-Jacques Pauvert, l’editore che negli anni cinquanta aveva dato alle stampe Histoire d’O. Quanto al romanzo, va letto Era mio padre di Franz Krauspenhaar. E’ un libro potente, epico. Addio minimalismo.

Pasquale Vitagliano* è un autore italiano che vive a Terlizzi (BA) e lavora nella Giustizia. Giornalista ed editor ha collaborato negli anni con riviste locali e nazionali. In rete ha scritto per Italialibri, Lapoesiaelospirito, Nazione Indiana e Tornogiovedi. Presente in diverse antologie, più volte menzionato in importanti premi nazionali, ha pubblicato la raccolta Amnesie amniotiche, Lietocolle (2009). E’ redattore nel collettivo online di poesia e cultura “Neobar“.  Ha famiglia, lavora tantissimo e riesce sempre a trovare il tempo per due parole di conforto verso amici e conoscenti in difficoltà sparsi per l’Italia. Uno così, prima che scrittore, bisognerebbe averlo come “Rappresentante del Ministero delle amicizie speciali”.  Per leggere le sue storie: http://www.tornogiovedi.it/index.php/?s=pasquale+vitagliano

© Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI.