racconti

Io sono un supereroe.

mantelli
Tutto ha avuto inizio con la scoperta dell’Uomo Ragno verso i cinque anni, poi c’è stata una virata religiosa con San Francesco a dieci anni (agli scout ci avevano spiegato che parlava agli animali e alle piante e per me uno così non poteva che essere un vero super eroe)…. Questo racconto inedito continua qui:

les nouveaux réalistes: Mario Schiavone

Foto Salvatore Di Vilio

Monnezza Rap

Io voglio morire nella Campania mia, senza sentire una nuova litania. Qui non c’è altro che apatia, che fare? Prendere la valigia e andare via? Campania mia, sei morta per mano mia? Mamma mia- se lo canti in giro- poi ti dicono: VATTENE VIA! Terra mia, qui neanche in sagrestia trovo una voce capace d’ascoltare… Perché, si sa, qui son tutti bravi a reclamare attenzione e ovazione; quando poi nessuno sa dirmi cosa si nasconde sotto i terreni di questa bella stazione: luogo d’arrivo della MONNEZZA DI MEZZA NAZIONE.

Da quando son nato in questo sud malato mi sento diverso ma mica sfortunato: qui ogni giorno di vita è guadagnato. Io vi canto non le gesta, ma l’ira funesta di una Campania morta, mai risorta che oggi soffre a causa di una comunicazione DISTORTA. Dicevano che il problema a Casal di Principe era Capa Storta, secondo me lì la questione è un’altra ed io non ho di certo la memoria corta: qui, stavolta, nessuno sa come spartire la “torta”. Accendo la tv e c’è un comico che parla facendo il critico del caos politico precisando di essere un uomo apartitico. Mi vien da ridere per poi dire: mio caro guru, a me pari davvero un Ero guro smettila di fare il puro alza la cardarella e mettiti a lavorare pure tu sotto il muro. In giro parlano di cibo biologico, secondo alcuni buono e logico. Per me quel cibo non è magico, ve lo dirò in modo pratico: la sopravvivenza non è un fatto di buona creanza alimentare, la questione è proprio elementare: se mangiate crepate, se non crepate vi abboffate di una pietanza colme di strafottenza. Non negate l’evidenza: queste terre ve le siete già scordate, pure se al tg ne parlate.

Da quando son nato in questo sud malato mi sento diverso ma mica sfortunato: qui ogni giorno di vita è guadagnato. Odio i pessimisti, mi sembrano quasi tutti figli d’egoisti e vi dirò di più: non stimo neanche i carrieristi, gli arrivisti e tutti quei bravi qualunquisti che si fingono comunisti pur di vivere da opportunisti. Mi nonno contadino diceva: Ma chi so chisti?

Spesso mi domando, mettendo da parte i buoni intenti, a voi politici attenti chi mai vi ha visti così attivisti-ambientalisti-pacifisti? Vi domando: Voi conversate mai con i povericristi? Non chiedetemi risposte, forse non le vedo perché nascoste… Provate voi a fare i conti senza l’oste, io sto qui a guardare il mio vicino che veste laaa…coste! Sua moglie ha le gote rosse, lavora alle poste e mangia chili di aragoste: secondo voi chi è che evade le tasse del sistema imposte?

Guardo lui e penso: se tutto questo ha un senso, se vivere e necessario, perché quando parlo di queste cose mi guardano tutti come un dromedario che mastica cibo fuori orario?

Ora te lo faccio io l’inventario, una sorta di promemoria ideario: a noi campani non servono spot firmati da blogger in posa hot. Né canzoni d’onore, né citazioni per l’amore né medaglie al valore. Io mi fido solo di quel sentore, che smuove i battiti del cuore: gli attriti pro e contro i partiti lasciateli a chi crede ancora nel potere dei miti. Non c’è tempo per salvare il futuro, né campo per ritornare a giocare duro e non è solo una questione di stampo camorristico o affaristico: ve lo dico io che non sono un salvatore mistico né un attore, né un nuotatore né un calciatore. Da quando son nato in questo sud malato mi sento diverso ma mica sfortunato: qui ogni giorno di vita è guadagnato.

Né lobbies né hobby, dimenticatevi pure i quadernini con Holly e Hobbie: qui o si vive o si muore quasi sempre di tumore. Nel pomeriggio di ieri, parlando di cronaca nera, un presentatore con le manie di grandezza fa dichiarazioni con cui lo share schizza: “Sopravviva, signora Nora. Lo faccia per la forza di chi la onora. Da lassù tutti guardano chi sta quaggiù, su non dica così… qualche onorevole caritatevole troverà un sistema per rispondere a questo anatema chiamato monnezza: Prima o poi qualcuno dirà basta a quella schifezza! Noi saremo qui, ad accoglierla con schiettezza. In fondo, la campania, è pur sempre una terra fatta di tanta bellezza!”

Da quando son nato in questo sud malato mi sento diverso, ma mica sfortunato: qui ogni giorno di vita è guadagnato.

Ho pure io una serie di comandamenti, leggete anche incitamenti:

Primo: non firmerò per nessuno programma d’azione. A meno che non m’interpelli l’intera Nazione.

Secondo: Faccio un girotondo senza gridare TUTTI GIU’ CASCA IL MONDO. Non servono strilli, proclami e dettami per aiutare il mondo: qui c’è in gioco il futuro di un territorio che un tempo era fertile e fecondo.

Terzo: Se mi hai compreso fin qui, non fare come quel ministro lì. Te lo ricordi quando venne ad Aversa? Disse poi dopo: “Sono stato male inteso, qui non si muore di tumore per via del sovrappeso. Ora mi sento un uomo offeso e come tutti voi sono pure indifeso, retto e corretto. Chi mi ha scritto quella dichiarazione, non aveva capito la situazione.”

Quattro: Ve lo ripeto una volta per tutte: questo guai grosso non è solo napoletano o casertano ma campano: QUALCUNO LO CHIAMA PROBLEMA ITALIANO?

Quinto: Se mi avete ascoltato e non avete fatto il quadrato della situazione dimenticate ogni proposta di soluzione, se qualcuno vi fa una promessa ditegli di risparmiarla per la santa messa.

Sesto: Sapete ho proprio un tic, leggere i libri del visionario Dick. Conosco pure la trama di Tempo fuor di sesto, ora ve lo ripeto e poi mi assesto; questo rap campano mostra il gap monnezzaro italiano e parla a chi si crede meglio del comandante Giap: le patatine fanno crock, l’orologio fa flick tu ogni volta che parli sui face book sostieni soltanto i clic, capito we like it?

Lascia la scrivania, vieni in questa Terra mia e prova a prendere un cesto: raccogli frutta e verdura di quella che sembra più pura. Poi analizzala: capirai che non c’è cura. Fra le mura, di chi vive qui è dura: quando mangi hai paura, ti fai un sorso di acqua impura e dici ai familiari: “Quanto splendeva il mare della Campania durante la calura? Oh ecco che terra felice come dice la presentatrice: Venite in Campania,qui troverete frescura e pace, mai calura. Una terra davvero pura.”

Serva una pausa, qualcuno forse mi farà causa:

Intanto, d’estate, tutta l’informazione taceva… Se non quella turistica e di parte che Capri, Ischia e Sorrento ritraeva, per vendere il mare inquadrato ad arte e il vesuvio ritratto da ogni parte. Nessuno diceva: da quella terra c’è chi parte, sognando di vivere su marte o leggendo carte pur di cambiar vita. Altri ha rifatto pure il girovita: la loro saccoccia s’è riempita con una vera pepita: quella fatta di monnezza imballata che produceva ricchezza e contentezza negando ogni salvezza. ”

Settimo: E ricorda ora per allora: Prima o poi quell’ illusione svaniva, la vacanza finiva… e il cibo che marciva puzza e ripopolava tv e giornali, locali e nazionali. Pure gli azionisti del volontariato son diventati esperti di cibo intossicato e territorio inquinato.

Ottavo: Il potente di turno il naso si è soffiato sulla mano, e contando fino a otto ha poi detto nel 2008: IL PROBLEMA DEI RIFIUTI E’ RISOLTO. Tutti ci abbiam creduto e il parlamento lui ha aiutato, ora ecco il risultato: tutto il sud ingolfato, l’italiano medio è spaesato ogni contadino si è indignato. Un territorio come il nostro, venduto o regalato, rimane pur sempre malato.

Nono: No-no. Non è finita qui. Ho qualcosa da dire pure verso chi dice LA CAMORRA HA PERSO. Io guardo in cielo e vedo il cielo ancora terso, ogni valore si è disperso: Ora dimmi, sono io che tergiverso o la Camorra in tutto questo affare non ha mai perso?

Dieci: Eccoci qui ad analizzare le nostre feci, e a sentire chi parla per fare le vostre veci. Mi riferisco pure agli attanti che dicono di essere amanti della Campania. Siete: cantanti, attori, nuotatori e presentatori. Forse i migliori… ma pur sempre gente che vive lontano da questi odori. Fate tutti una vita nella tv tutta colori: che ne sapete dei nostri morti per tumori?

Il canto è finito, perdonate questo mio gesto inaudito: sicuramente rimarrà l’urlo rauco di un giovane striminzito. Vi prego, se mi sentite in giro, non alzate quel dito… non servono le accuse da persona arrogante se ho notato che la colpa DI QUESTO GRAN CASINO va distribuita a menadito. Il rap è qui finito perché io sono sfinito: fra un po’ è ora di pranzo, c’è chi davanti al manzo siede per il pranzo. Non chiamarmi gonzo: te lo ripeto ancora un po’, poi vado a zonzo: Questa Campania mia non è morta per mano mia. Ti senti indignato o avvilito? Secondo me non lo hai ancora capito.

Mario Schiavone

5 domande orticanti a Luana Vergari: sceneggiatrice per l’infanzia e romanziera.

L'ESTATE CHE UCCISI MIO NONNO

 

″ …da piccola volevo essere a tutti i costi Batman… ma appunto lui non ha dei superpoteri″
(Luana Vergari*)

Il tuo esordio come scrittrice ti ha condotto a ri-creare il mondo di un bambino speciale. Una piccola creatura capace di spingere la sua immaginazione verso ogni luogo della mente. Quanta fatica hai fatto scrivendo questa storia?

Dal punto di vista narrativo ho avuto fin da subito le idee chiare. Sapevo cosa volevo raccontare e quello che mi divertiva e interessava scrivere… come muovere la storia e i personaggi. L’aspetto più faticoso è stata la scrittura vera e propria… immaginare la lingua del bambino, fare in modo che sia sempre coerente con se stessa, che sia una lingua “giusta” per raccontare quello che accade nella storia… ecco, non è stato facile, ma proprio per questo è stata la parte più interessante del lavoro per me.

Di solito ti occupi di fumetti e animazione. Quali differenze – positive e non- hai scoperto ora che stai usando un medium narrativo differente?

Sono una sceneggiatrice, solitamente scrivo per media diversi: animazione e fumetto nella maggior parte dei casi. Solitamente, dunque, scrivo per poche persone: lo story-editor, il regista o il disegnatore con il quale lavoro… la grande differenza che mi viene in mente è che per una volta sapevo che ci sarebbe stato un pubblico “vero” e che in qualche modo sarebbe stato un lavoro che mi rappresentava in pieno! Devo dire che mi è piaciuto molto!

Lo sai che il bambino di cui racconti ha la “guerra” in testa. Mi spiego meglio: da noi dire a un bambino hai la guerra in testa significa dirgli che ha molta fantasia, ovvero che ha una bella mente. Hai mai incontrato nella vita reale un bambino simile a quello che fai parlare nel libro?

Molti spunti arrivano direttamente dai miei ricordi d’infazia… nascono da immagini, frammenti, discorsi che io, mio fratello o i nostri amici facevamo da piccoli… credo che tutti i bambini abbiamo per così dire una grande immaginazione o come dici tu una“guerra” in testa… penso che non sempre prestiamo troppa cura al mondo meraviglioso che sono in grado di raccontarci… In questo periodo sto animando degli atelier di fumetto in alcune scuole francesi… i bambini che incontro sono in grado di fare domande strabilianti, di riflettere sul mondo capovolgendo qualsiasi ovvio e scontato punto di vista adulto…

Puoi dirci qualcosa dei tuoi lavori in ideazione-preparazione-uscita-?

Domanda difficile… è un periodo pieno di progetti… per ora posso dirti che il prossimo mese sarà girato in Inghilterra un cortometraggio di cui ho appena finito di revisionare la sceneggiatura “VOID” e che sono già al lavoro su un secondo romanzo che parlerà di cucina ma in modo piuttosto inaspettato…

Sei dotata anche tu di superpoteri vero? Se non lo sei, ti andrebbe di raccontarci quale super potere vorresti avere?

Purtroppo non ho nessun superpotere. Non so se mi piacerebbe averne uno… ho letto troppi fumetti per non sapere che i supereroi hanno mille e più responsabilità, insomma sono sempre in giro per il mondo o l’universo a combattere il cattivo di turno e a salvare il mondo… non so… non mi ci vedo bene… anche se da piccola volevo essere a tutti i costi Batman… ma appunto lui non ha dei superpoteri.

Luana Vergari* è una sceneggiatrice e narratrice italiana, che vive e lavora in Francia. Ha scritto per il cinema, l’animazione e il fumetto e ha realizzato diversi libri per bambini. “L’estate che uccisi mio nonno” è il suo primo romanzo.

Per comprare il suo primo e accattivante romanzo cliccate qui:
http://www.ibs.it/code/9788897141372/vergari-luana/estate-che-uccisi-mio.html

Per saperne di più sull’autrice e sul suo libro, potete visitare questi due blog:
http://www.applecheddarsoup.blogspot.fr
http://www.lestatecheuccisimiononno.wordpress.com
Luana Vergari è rappresentata da: http://booktellereventi.wordpress.com/

© Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI.