5 domande semiserie a Mila Orlando, blogger e giornalista.

Mila Orlando, giornalista e blogger campana
Mila Orlando, giornalista e blogger campana

“Il mio consiglio prima di comprare una bici è provare a rispolverare quella che molti di noi hanno in cantina” – Mila Orlando*

 

Perché hai deciso di scrivere un libro sul potere comunicativo della bici?

La decisione di scrivere un libro sul bike marketing, che è poi è diventato il titolo dell’ebook, è arrivata dopo una lunga riflessione. Volevo scrivere qualcosa che facesse capire la bellezza delle bici, ma volevo farlo dal mio punto di vista – io lavoro nella comunicazione -. Sono partita da due riflessioni molto semplici sul marketing della bicicletta: lo possono fare le aziende che appartengono a questo settore che è in forte crescita; lo possono fare aziende che operano in settori differenti, entrando in contatto con gli appassionati delle due ruote che rappresentano un segmento di mercato ampio e trasversale.

I numeri sono quel che sono: in Italia, secondo un noto imprenditore del settore, si vendono meno auto e si rubano più bici di quelle che la gente ri-compra nuove. Te la senti di dire qualcosa che invogli a comprare bici e non a rubarle?

Purtroppo il furto di bici è un fenomeno di mal costume, che non è diffuso solo sul nostro territorio. Ricordo che quando vivevo a Milano sentivo le stesse lamentele. Sicuramente è un problema culturale, come molti disagi che viviamo nel nostro paese. Il mio consiglio prima di comprare una bici è provare a rispolverare quella che molti di noi hanno in cantina. A volte basta poco per rimettere due ruote in sesto e, come mi ha raccontato Rudy Reyngout de L’Officina Ciclante che ho intervistato per il mio ebook: “L’importante è che una bici faccia il proprio lavoro, pedalare”.

Cosa faresti, in quanto a comunicazione, per risvegliare il mercato(morto, rispetto ad altri paesi europei) del noleggio bici in Italia?

Cercherei di risvegliare le coscienze degli amministratori, perché per far fiorire una cultura della bici ci vogliono delle strutture adeguate e la possibilità di realizzare progetti di bike sharing, in questo modo la bici diventa un bene comune. Mi viene da citare la campagna di comunicazione organizzata dal comune di Buenos Aires che ha tappezzato la città di affissioni che ritraevano illustrazioni di organi umani funzionati e i meccanismi della bici, parte integrante di essi. Non c’è miglior messaggio per promuovere la salute e la mobilità sostenibile.

Oltre al lavoro che svolgi, ti occupi anche di curare -con altri- un blog. Come vanno le cose con econote.it?

 Econote è un progetto che mi riempie di orgoglio perché nasce dal basso e cresce giorno per giorno, grazie all’impegno di un gruppo di persone che ha deciso di farlo perché veramente crediamo in un mondo più sostenibile. L’obiettivo, infatti, è quello di raccontare la sostenibilità sotto molteplici punti di vista, ognuno dal proprio mettendo al servizio del blog le proprie passioni e le proprie competenze.

 

Parlaci di un libro da leggere in bici, a piedi o in panchina!

Scegliere un solo libro è davvero difficile, anche perché in estate c’è più spazio per la lettura. Io consiglio di leggere storie e lasciar perdere libri professionali, portandoci in vacanza i compiti. Io sono un’appassionata di storie romantiche per cui farò il pieno di romanzi rosa prima delle vacanze. Per chi ama il genere consiglio i libri di Jojo Moyes, una scrittrice inglese che mi piace molto. Ma se c’è spazio in valigia consiglio due libri che ho letto da poco, brevi come la stagione del caldo perché si tratta di raccolte di racconti: Dieci Dicembre di George Saunders e Amico, Nemico e Amante di Alice Munro.

 

Mila Orlando* è una giornalista e blogger campana.Lavora presso un’agenzia di eventi e comunicazione ed è tra le fondatrici dell’eco-blog econote.it. Se vuoi acquistare il suo ultimo libro, clicca qui: http://urly.it/2kh2

 

 

 

5 domande insolite e orticanti a: Canio Loguercio, un artista talentuoso come pochi!

Vorrei imparare una lingua che sia rispettosa dei silenzi, del non detto, della parola assente…(Canio Loguercio).

In quanti siete, da dove venite e quanti fiorini pagate alla vostra mente, per testi così vivi? 

Ci sono delle canzoni che aspettano anni per avere la parola giusta al posto giusto. Ho capito che non devo starci molto addosso ai miei testi.. Ho imparato ad aspettare, anche perché non ho contratti che mi obbligano a fare presto.. Spesso ci penso in macchina o facendo lungo passeggiate.. Ovviamente sono testi creati su misura per delle melodie.. stiamo parlando di canzoni, cioè di una faccenda molto complessa, un territorio purtroppo pieno zeppo di frasi fatte e di luoghi comuni che sono sempre in agguato.

Scrivo quasi tutto in una specie di napoletano un po’ reinventato, non perché voglia collocarmi nel filone della musica popolare o seguire le orme della tradizione.. Tutte cose rispettabilissime, ma che non mi appartengono.. Della canzone classica napoletana colgo la grande suggestione, la deriva emotiva in cui mi abbandono per condividerne il pathos.. ma la mia scelta del napoletano non ha niente a che vedere con la tradizione.

 Ci parleresti delle tue collaborazioni musicali con altri artisti?

 Da anni lavoro con Rocco De Rosa, uno dei migliori musicisti e compositori nel panorama italiano, e poiché ho la fortuna di essergli amico, non mi lascio certo sfuggire la possibilità di lavorare con lui.. In tutti i miei dischi c’è il suo suono, la sua creatività, le sue invenzioni melodiche.

E in tanti anni di attività, prima con il gruppo Little Italy e poi con l’etichetta indipendente Officina, ho avuto modo di conoscere tanti artisti e quindi non mi è stato difficile coinvolgerli nei miei progetti musicali.. Penso a Peppe Servillo, Raiz, Maria Pia De Vito, Michele Rabbia, Paolo Fresu, Daniele Sanzone degli ‘A67, ecc.. Inoltre, sono molto curioso e mi piace conoscere e sperimentare.. cosa che ho imparato soprattutto frequentando gli “spazi multicodici” della Radio Rai di Pinotto Fava di qualche tempo fa, e allora ho cominciato a condividere i miei progetti con poeti, artisti, ecc.

Alcuni nomi? Poeti come Gabriele Frasca, Lello Voce, Rosaria Lo Russo, Tommaso Ottonieri, Enzo Mansueto, Sara Ventroni, Gilda Policastro, Maria Grazia Calandrone, Lidia Riviello, Franco Arminio, Giuseppe Boy.. ma tantissimi altri, a volte in veri e propri happening, reading collettivi.. come, ad esempio, col progetto AMARO AMMORE al Festival Teatri di vetro, o LUNTANO AMMORE al Festival Ethnicus.. o ETERNAMMORE, al Teatro Civile Festival di Festambiente o al Festival di Ravello.. o col progetto PASIONES con poeti italiani e poeti cubani a l’Habana.

Tragico ammore, forse, fa rima con rancore: nutri indignazione o rispetto nei confronti chi non riesce a cogliere la bellezza anche negli amori finiti?

 Ma no, gli amori veri non finiscono mai. Possono rimanere “sospesi” per qualche mese, qualche, anno, una vita intera, ma non finiscono..  Sarà pure un paradosso, ma chi parla o scrive di amori finiti, in realtà parla di cose estremamente vive dentro di sé, talmente vive e pungenti che possono certo provocare dolore, sintomo evidente di un fuoco che continua a bruciare.. Le canzoni d’amore, quelle “tragiche”, provano per l’appunto a descrivere uno stato di sospensione..

Ci parleresti del tuo prossimo disco?( in uscita per la rivista In pensiero curata e pubblicata dal coraggioso Direttore Editoriale di Squilibri edizioni!)

 Del prossimo numero della rivista non so dirti molto.. Posso solo dirti che il CD allegato è un po’ una sfida con me stesso.. E’ una raccolta di molte mie canzoni in versione “lo-fi”, realizzate senza l’aiuto di nessuno, capovolgendo completamente la mia storica attitudine alle collaborazioni, al coinvolgimento, alla condivisione..  Ho fatto tutto da solo. Cantato, suonato, registrato.. Con la mia chitarra, un vecchio Mac e Garage Band.. Però sono contento e abbastanza soddisfatto del risultato…Con Squilibri avevo già fatto il Libro + CD + DVD MISERERE e mi fa davvero piacere che questo lavoro esca con loro. Pubblicano delle cose veramente belle..

C’è una lingua dialettale del sud italia, oltre a quelle che già parli, che vorresti imparare? 

Vorrei imparare una lingua che sia rispettosa dei silenzi, del non detto, della parola assente.. Vorrei scrivere canzoni di un solo verso o di un solo fonema sussurrato.. e riuscire a comunicare come la forza di uno sguardo, magari di un ragazzo o una ragazza di uno di quei sud a cui ti riferisci.. Ma io non studio, non mi applico, in fondo scrivo solo canzoni di musica leggera, in perenne attesa della parola giusta da mettere al posto giusto.

 

© Mario Schiavone 2014 per Inkistolio: Storie Orticanti.  RIPRODUZIONE TESTI RISERVATA.

 

4 domande facili (più una difficile) a Natalia Castaldi: Intervista a una poetessa siciliana

Natalia Castaldi, poetessa e traduttrice. (Copyright foto Natalia Castaldi. Per gentile concessione dell'autrice)
Natalia Castaldi, poetessa e traduttrice. (Copyright foto Natalia Castaldi. Per gentile concessione dell’autrice)

“…non ho regole, più che scrivere vivo…”(Natalia Castaldi*)

Perché scrivi poesie (forse micro narrazioni intense, perché aiutano a fare pause esistenziali che richiedono tempi lenti…) in un mondo così veloce?

Scrivo di getto quando mi viene, poi accantono, scrivo sempre solo bozze; le rileggo a distanza di tempo e se funzionano sono già confezionate, altrimenti diventano altro dall’idea originaria e si trasformano in poesia, o racconti, dipende. Non sono poeta, sono solo una che scrive come le viene in quel preciso momento e sempre in base alla necessità, pulsione, di dire e comunicare quello che voglio che arrivi al lettore.

Quante ore al giorno scrivi e traduci per lavoro?

 Ci sono giorni che mi gratto semplicemente l’ombelico e penso e ripenso a ciò che di altri leggo; altri giorni che semplicemente vivo correndo e organizzando il tempo in base alle necessità quotidiane e familiari; ed altri giorni in cui scrivo. Non ho tempi prestabiliti, posso scrivere per sette ore consecutive, come per soli tre minuti, posso non scrivere per mesi e poi riprendere daccapo con maggiore voglia e con uno stile che a me sembra nuovo; non ho regole, più che scrivere vivo.

Da cosa trai spunto per le tue poesie?

Qualunque sia lo spunto e qualunque sia l’obiettivo, o l’idea che abbiamo del nostro obiettivo, credo che non si possa, quantunque si voglia, prescindere dalla vita scrivendo. Per cui traggo spunto da un qualunque pensiero, da un oggetto, da una fantasia, da un aneddoto mio o altrui, che comunque non puoi non catalogare sotto le diciture “esistenza, quotidianità, tempo”.

Qual è un poeta a te caro e imprescindibile per la tua formazione?

 Diversi. Di Ruscio, Ritsos, Aleixandre, Wilcock, i primi a venirmi in mente.

 

Secondo te in Italia le donne vengono trattate male perché alcuni uomini leggono poca poesia?

No. Conosco molti poeti che per una recensione si venderebbero la madre, quindi ritengo di no: la poesia non eleva gli animi né rende gli uomini meno bestie. Credo che il problema sia culturale in senso lato e che derivi da un’arretratezza rispetto ai paesi del Nord Europa ad esempio, che è molto legata al concetto di peccato, di machismo e di sacralità del ruolo femminile nella società e come perno del nucleo-famiglia. Ma è un discorso lunghissimo da fare, la domanda – bella! – non si può esaurire in una breve risposta, caro Mario, quindi mi impegno a occupare nuovamente spazio sul tuo blog con un post dedicato a questo spinoso argomento, che come donna mi tocca da vicino. 

Natalia Castaldi* è una traduttrice e poetessa italiana, nata a Messina. Ha vissuto fra Milano e Roma dove ha frequentato il corso di Laurea e specializzazione in Interpretariato e Traduzione, conseguendo nel 1997 la specializzazione in Traduzione di lingua inglese e spagnola. Ha viaggiato per studio e lavoro a lungo in  Inghilterra e altri paesi. Negli ultimi anni è tornata a vivere nella sua terra d’origine dove  svolge attività di traduttrice libero professionista e scrittrice. Suoi lavori sono stati pubblicati da diversi siti e blog di poesia, tra i quali: “La dimora del tempo sospeso”– a cura di Francesco Marotta, “La poesia e lo spirito” – a cura di Fabrizio Centofanti e Francesco Sasso, “Oboe Sommerso” – a cura di Roberto Ceccarini,” Arte Insieme” – a cura di Renzo Montagnoli, “Il giardino dei poeti” – a cura di Cristina Bove, “ Imperfetta Ellisse” a cura di Giacomo Cerrai e “Stroboscopio” – a cura di Luigi Bosco e “Nazione Indiana”- a cura di Marco Rovelli. E’ stata fondatrice del collettivo Poetarum Silva da cui è uscita lo scorso maggio.

Per leggere una bella recensione al suo ultimo libro di poesie: http://poesia.blog.rainews24.it/2011/11/29/natalia-castaldi-dialoghi-con-nessuno/

Per saperne di più: http://exilioydesnacimiento.wordpress.com/

© Mario Schiavone per Inkistolio: Storie orticanti. RIPRODUZIONE RISERVATA DEI TESTI.

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